Renzi

2016: dopo di Renzi, nessun diluvio (e nemmeno elezioni)

Nei corridoi di Camera e Senato il vero argomento tormentone non è la legge di Stabilità o la riforma costituzionale. Figuriamoci poi  il lavoro, l’istruzione, le pensioni, eccetera.

La domanda che assilla i nostri parlamentari è una soltanto: cosa succederà dopo di Renzi? 

Scommettere è una passione tutta italiana e tirare a indovinare la durata del governo di turno è un tema sempre all’ordine del giorno, questo è vero.

Ma per i parlamentari non è un gioco, si tratta di sopravvivenza: gran parte dei deputati e dei senatori sa benissimo che non sopravviverà alle prossime elezioni.

Gli scenari possibili sono sostanzialmente due: Renzi supera lo scoglio del referendum costituzionale a ottobre, oppure Renzi ci si schianta contro.

Renzi

Nel primo caso è facile prevedere che l’ex sindaco riuscirà a tirare a campare fino al 2018 o giù di lì, cioè fino alla naturale scadenza dell’attuale legislatura.

Nel secondo caso Renzi è finito. O meglio, è finito temporaneamente. Si farebbe indietro per mettersi in congelatore e farsi sbrinare al momento delle prossime elezioni.

Avete capito bene: la caduta di Renzi non significa andare a elezioni.

Punto primo, è impensabile andare al voto a fine 2016, quando c’è la nuova legge di Stabilità da presentare.

Punto secondo, ci diranno che non si può andare al voto perché l’Italicum sarebbe valido soltanto per la Camera, mentre per il Senato sarebbe in vigore il proporzionale puro saltato fuori dalla sentenza della Consulta che ha bocciato il Porcellum.

Risultato: ingovernabilità totale.

Se Renzi fosse costretto al passo indietro a causa del fallimento del referendum (che è un referendum anche e soprattutto su di lui), si ripeterebbe il solito ritornello.

Impossibilità di andare al voto, nuovo governo tecnico nominato da Mattarella, ma state tranquilli, è solo per le emergenze economiche e per fare una nuova legge elettorale, poi si va subito a votare.

Praticamente come ci dissero dopo le elezioni del 2013.

Ah, c’è un punto terzo: l’ultima legge di Stabilità non ha risolto alcun problema, si è limitata a rimandarli (pensiamo ad esempio all’aumento dell’Iva). Presto o tardi ne servirà una spietata, massacrante, enorme, per sanare con gli interessi quello che non verrà fatto nel 2016.

Qualcosa insomma che solo un governo tecnico potrebbe fare, perché nessun partito vorrebbe mai metterci la faccia.

La prospettiva di Renzi dunque, in caso di sconfitta al referendum, sarebbe questa: dimettersi (facendosi un gran vanto della sua serietà e del suo senso di responsabilità), farsi da parte un paio di anni (durante i quali il nuovo governo tecnico farà vedere i sorci verdi agli italiani), infine ripresentarsi nelle elezioni del 2018, quando gli italiani (sfiancati dalla macelleria dei tecnici) avranno già dimenticato tutto e saranno pronti a dargli la loro fiducia.

Buon 2016.

ps. vi state chiedendo chi potrebbe essere il nuovo tecnico a Palazzo Chigi? Forse Cantone, forse Passera, forse un nome oggi insospettabile, ma di certo qualcuno disposto a mandare avanti l’Agenda Monti, come fatto da Letta e Renzi. Chiunque venga scelto non cambierà nulla.

di Francesco Manna

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