Benigni rispondi

#BenigniRispondi: la lettera di Piero Ricca a Benigni

L’hashtag #BenigniRispondi diventa TT su Twitter: Roberto Benigni, in seguito all’incontro con Matteo Renzi, aveva dichiarato il proprio voto favorevole alla riforma costituzionale in corso di approvazione.

Il referendum confermativo arriverà a ottobre 2016 e ad esso è legata la sopravvivenza del governo Renzi, ma soprattutto della nostra democrazia.

Si tratta di una riforma costituzionale ben peggiore di quella bocciata dagli italiani nel 2006. Eppure, a quanto pare, adesso che non è più firmata Berlusconi e che porta il marchio di Renzi impresso sopra, per qualcuno è diventata una riforma dagli effetti magicamente positivi e balsamici.

Benigni rispondi

Il SI’ di Benigni ha deluso in tanti, tantissimi: proprio lui che aveva decantato le lodi della nostra Costituzione? Come può essere favorevole a una riforma che ne attacca proprio il cuore, cioè l’impianto antifascista che vuole impedire in ogni modo che tutti i poteri vengano accentrati in un solo partito, se non addirittura in una sola persona? Come si fa a passare da Berlinguer a Verdini?

Piero Ricca ha così pensato di scrivere una lettera a Roberto Benigni, missiva ripresa poi dal blog di Beppe Grillo. Ve la proponiamo anche noi, invitandovi a dire la vostra nei commenti.

“Caro Benigni,

lei ha saputo raccontare agli italiani con parole ispirate il valore e lo spirito della nostra Costituzione.

Per questo ero curioso di conoscere il suo parere sulla riforma costituzionale in via di approvazione in parlamento.

Pochi giorni fa abbiamo appreso che lei è orientato a votare Sì al referendum previsto per l’autunno. In risposta alla domanda di un cronista lei infatti ha dichiarato: “Sì, certo che voterò sì, ci mancherebbe…”. Poi ha parlato d’altro, tra una battuta su Renzi nudo e un’altra sul family day, così non c’è stato il tempo per approfondire le ragioni della sua scelta.

Nel riportare la notizia il Corriere della Sera ha tuttavia scritto che lei ha risposto in modo scherzoso.

Davvero stava scherzando, caro Benigni? Oppure è seriamente intenzionato a confermare con il suo voto le modifiche apportate alla Costituzione?
Nel secondo caso, sarebbe interessante comprendere per quale ragione non la preoccupano il metodo e il contesto di una riforma che – senza alcun coinvolgimento della società civile – proviene da un governo che non rappresenta alcuna volontà popolare, la cui maggioranza parlamentare si fonda su un premio di seggi costituzionalmente illegittimo, poiché illegittima è stata dichiarata la legge elettorale che, attraverso liste bloccate, ha espresso il parlamento in carica.

Le sembra una condizione istituzionale idonea per una revisione che modificherà in modo decisivo gli assetti della nostra Repubblica? Ravvede in un contesto siffatto, dove si muovono manovratori del calibro di Denis Verdini e dove inchieste penali e cambi di casacca sono all’ordine del giorno, un riflesso di quello spirito costituente che lei ha giustamente celebrato durante lo spettacolo televisivo dedicato alla Costituzione “più bella del mondo”?

Ma forse lei, caro Benigni, ha preferito tralasciare le questioni di metodo e di contesto per concentrarsi sui contenuti della riforma. Forse lei si è convinto che ha ragione chi parla di governabilità, semplificazione dell’iter delle leggi, cospicui risparmi per i cittadini. Tutti argomenti di facile presa, ma agevolmente confutabili in un dibattito serio.

Sia chiaro: le Costituzioni non sono intoccabili, possono essere riformate anche quelle ben scritte come la nostra. Ma dovrebbero essere rispettate, prima di venir riformate. E la nostra è una Costituzione ben poco rispettata, a cominciare da coloro che intendono cambiarla imputandole colpe che sono invece della classe politica.
Tutti i sondaggi dicono che la maggioranza degli italiani sanno poco o nulla della questione.

Ecco perché le scrivo: per contribuire a una verifica pubblica del modo in cui la Costituzione sta per essere cambiata. Se cioé le modifiche rispettano o alterano i principi fondamentali di sovranità popolare, rappresentanza, partecipazione che anche a lei, caro Benigni, stanno sicuramente a cuore.

Non si può liquidare la faccenda con un motto di spirito, dunque. Al contrario c’è molto da discutere, con serenità e a viso aperto, soprattutto degli effetti della combinazione tra la riforma costituzionale e la nuova legge elettorale chiamata Italicum.

A me non piacerebbe ritrovarmi a vivere in un paese in cui il leader del partito vincente, anche se rappresentativo solo di una minoranza del corpo elettorale, potrebbe diventare il dominus del potere esecutivo e legislativo, con la facoltà di nominare in proprio le massime cariche delle istituzioni di garanzia. E lei, caro Benigni, si sentirebbe a suo agio in un’ex Repubblica parlamentare convertita in un premierato assoluto senza validi contrappesi?

Per chi abbia a cuore lo spirito della democrazia costituzionale, il punto vero è questo.

Ne vogliamo parlare, caro Benigni, qui sul Blog o altrove, anche per motivare tanti altri cittadini a farsi una propria opinione e partecipare in modo consapevole al referendum?
L’aspettiamo.”

Piero Ricca

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