Berlusconi si candida, Monti si dimette, a Marzo alle urne, timeline

I fatti delle ultime 72 ore hanno cambiato radicalmente il panorama politico italiano. Il centrodestra reclamava le primarie, era convinto che sarebbero arrivate, ma c’era troppo fumo e niente arrosto, tante chiacchiere e pochi fatti, quella delle primarie sembrava un’esperienza che il Pdl non avrebbe fatto, di fatto così avviene, e Berlusconi torna al centro della scena politica.

Timeline – E’ dell’altro ieri, 6 Dicembre 2012, il definitivo nuovo annuncio di Silvio Berlusconi, l’ex Premier 76enne torna a presentarsi per la sesta volta. A braccetto con quest’annuncio ne arrivano altre due, il ritiro del sostegno al Governo Monti e l’annullamento delle consultazioni primarie, che sarebbero state fatte il 16 Dicembre. Confermata invece, sempre il 6 dicembre, la data dell’election day: 10 marzo 2013, tranne per il Lazio, che andrà alle urne il 2 Febbraio per disposizioni del Tar.

L’ipotesi si ventilava già da due o tre giorni, ormai. Berlusconi era tornato a prendere visibilità, dopo quasi un anno di crepuscolo, Alfano gli batteva la strada, anticipava che aria avrebbe tirato. “Le primarie, se torna Berlusconi, non c’è bisogno di farle”, linea ufficiale del Popolo delle Libertà, con qualche voce fuori dal coro, ma comunque linea ufficiale.

Sbotta la Meloni, che alle primarie ci teneva tanto, e che con Silvio Berlusconi vada poco d’accordo si era già capito da Atreju, dove il Premier aveva dato forfait a metà Settembre 2012. Incalza anche il Partito Democratico, “Monti vada al Colle”.  Emilio Fede perde completamente le staffe a “La Zanzara”, dopo che i conduttori lo chiamano per discutere della candidatura di Berlusconi, e inizia a offendere tutti per una questione di denaro.

Non c’e’ pero’ spaesamento, il 6 Dicembre, dopo l’annuncio del caimano, era previsto, atteso, c’erano stati diversi tira e molla, per non parlare del servizio del TG5 che tesseva le lodi di Berlusconi già all’ora del pranzo.

Immediata la reazione del Quirinale, Giorgio Napolitano convoca i rappresentati di partito, per le consultazioni del caso. Il 6 Dicembre si conclude quindi così, con un sorriso divertito.

Ieri, 7 dicembre 2012, prosegue la saga aperta il giorno prima. Sono le 9 del mattino, davanti al Quirinale c’e’ fermento, sono attesi Angelino Alfano, ormai attendente di Berlusconi, ma anche Gianfranco Fini, Renato Schifani, Pier Luigi Bersani, Pier Ferdinando Casini. Maroni no, in serata la Lega protesterà ufficialmente, solo allora arriverà una telefonata.

Durano tutta la mattina i colloqui fra il Presidente della Repubblica e gli esponenti di partito, in primo pomeriggio le prime agenzie: il Pdl voterà il decreto Sviluppo, poi blinderà l’attività di Governo, con l’astensione dalle votazioni, non si parla di sfiducia nel modo istituzionale, ma gli intenti vengono dichiarati.

A fine serata si tirano le somme, con Fini, Bersani, Casini, e anche qualche voce fuori dal coro in area Pdl, che lamentano irresponsabilità del partito e del Cavaliere. Bersani: “Berlusconi e il Pdl stanno portando al Governo la loro crisi interna”. E’ anche a fine serata l’ennesimo impegno inserito sul calendario del Colle: l’indomani Mario Monti sarebbe salito al Quirinale, per parlare con Napolitano.

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Oggi, 8 dicembre 2012, Monti si dimette. Come previsto, con la puntualità di un professore della Bocconi, Mario Monti sale da Napolitano, il colloquio dura due ore, infine la sentenza di Monti: “il Pdl ci ha sostanzialmente tolto la fiducia, stabilità e mi dimetto”.

Nessun presidio di governi amministrativi, dunque, ma dimissioni immediate per l’esecutivo del professore.

 

Bersani: Monti responsabile e dignitoso, la destra irresponsabile. Maroni esulta come se il Milan avesse vinto il campionato: “Monti si dimette, EVVIVA!! Fine delll’anomalia democratica. Bravo Alfano, avanti così, fino in fondo” (su Facebook). Casini: “Pensava di costringere Monti a galleggiare, ora è servito”.

Schifani: “Berlusconi è libero di candidarsi come ogni altro”.

Fini incensa Monti: “è stato il primo caso del medico al capezzale del malato che dice la verità, prima invece si diceva ma no, va tutto bene, l’Italia sta bene, si illudeva il paziente” (La Stampa).

How is going to end – Non ci è dato saperlo, ma i sondaggi parlano chiaro: Berlusconi non si presenta per vincere le elezioni, a Berlusconi interessa fare un’opposizione scomoda, insieme alla Lega. Ma per saperlo non avremo altro che da aspettare l’11 marzo 2013, di certo nei prossimi tre mesi ci sarà molto da scrivere.

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