Buona scuola disabili

Buona scuola, vergogna sui disabili: “Taglio di 30.000 docenti”

BUONA SCUOLA, PIOVE SUL BAGNATO: DISASTRI SENZA FINE

Di quante ore di sostegno ha bisogno uno studente disabile? Prima della riforma della cosiddetta “Buona scuola“, erano le scuole a deciderlo.

Da ora se ne occuperà un’inedita commissione esterna, in diretto contatto con l’amministrazione.

Risultato: una disabilità grave non significherà più diritto al massimo dell’assistenza.

Ovviamente dalle parti del governo parlano di strategia per “semplificare la procedura” e offrire una “piena inclusione scolastica”.

Ma i sindacati e le associazioni di categoria sentono già il cattivo odore di un “trucco” per tagliare sulle spese.

 “A regime il nuovo sistema potrebbe comportare un taglio di 30mila docenti di sostegno“, spiega la Flc Cgil. “Ci vogliono togliere anche l’arma dei ricorsi in tribunale”, sottolineano le famiglie.

Ci troviamo di fronte a “una piccola rivoluzione. E stavolta non soltanto per i docenti, che vedono aumentare il periodo di permanenza obbligatorio sul sostegno fino a 10 anni, e variare il percorso di assunzione. Cambierà anche la vita delle famiglie, per cui potrebbe diventare più complicato ottenere assistenza a scuola. E pure degli studenti disabili, che dovranno fare i conti con un esame di licenza media più difficile. La Fish, una delle maggiori associazioni di settore che negli ultimi due anni aveva anche partecipato alla stesura delle prime bozze, oggi definisce la riforma “una presa in giro”.

Sono otto le deleghe varate da Valeria Fedeli, nuovo ministro dell’Istruzione, fra cui troviamo quella destinata all’inclusione scolastica, cioè la “peggiore, la più pericolosa”.

“La quantificazione del fabbisogno assistenziale è effettuata esclusivamente sulla base della valutazione diagnostico-funzionale, che è distinta dall’accertamento della condizione di disabilità”.

In linguaggio potabile, significa che il disabile grave non ha più automaticamente diritto al massimo di ore di sostegno, come succede oggi.

Saranno i “Gruppi per l’Inclusione Territoriale” (GIT) a decidere tutto: commissioni esterne a livello locale, composte da un tecnico presidente, tre presidi e due docenti (nominati dall’Ufficio scolastico territoriale), rispondenti all’amministrazione.

Persino la Legge 104 (quella che regola l’assistenza ai disabili) non è rimasta immune dall’apocalittica “Buona scuola”. E le famiglie sono preoccupate in particolare da una modifica che potrebbe impedire i ricorsi.  “Oggi noi genitori avevamo un’unica arma: il ricorso in tribunale. Ci vogliono togliere pure questa”, tuona Maria Simona Bellini, del Coordinamento nazionale famiglie disabili.

Questo il commento di Flc Cgil: “La normativa in vigore era diventata un problema per il Ministero, l’hanno risolto così: il contenzioso si aprirà lo stesso, ma la legge non aiuterà più le famiglie. A regime il nuovo sistema può tagliare i 30mila posti in deroga sul sostegno”.

 

 

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