Caso Boschi-Unicredit: Ghizzoni stupisce tutti, governo trema

Il governo Gentiloni, scrive Repubblica, si rende conto che la sottosegretaria potrebbe dover lasciare…

…se l’ex ad di Unicredit non smentirà la ricostruzione del libro di de Bortoli, secondo cui l’allora ministro avrebbe domandato all’ad di piazza Gae Aulenti di comprare Banca Etruria.

La Stampa racconta di un incontro tra lui e l’ex presidente dell’istituto di Arezzo nel gennaio 2015.

Dopo M5S e Lega Nord, pure Mdp spiega che la linea sul nuovo “caso Etruria”, esploso dalle anticipazioni del libro dell’ex direttore del Corriere Ferruccio de Bortoli, è stabilita: o la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio fa “chiarezza” o saranno dimissioni.

“Sì, è quello che ha detto Speranza, la nostra linea è questa”, ha confermato Pier Luigi Bersani, parlando con i giornalisti a Montecitorio.

In silenzio, per ora, gli orlandiani e la corrente di Michele Emiliano. Forza Italia ribadisce il suo “garantismo a 360 gradi”, ma chiede che l’ex numero uno di Unicredit Federico Ghizzoni sia ascolta ti dalla commissione Finanze della Camera, “per capire se davvero il sottosegretario Maria Elena Boschi quando era ministro per le Riforme abbia chiesto all’ex ad di comprare la banca del suo babbo”.

Stupisce infatti il silenzio di Ghizzoni, il quale non ha ancora smentito la versione di De Bortoli.

Maria Elena Boschi sembra insomma davvero a rischio e il governo Gentiloni sta a guardare “con preoccupazione“.

A Palazzo Chigi si capisce che “lo spettro delle dimissioni” della sottosegretaria “potrebbe affacciarsi nitidamente” se Ghizzoni – cui secondo de Bortoli l’allora ministra delle Riforme e braccio destro di Matteo Renzi chiese in prima persona di “valutare una possibile acquisizione” dell’Etruria – continua a tacere. Non smentendo la ricostruzione. La Boschi sventola la minaccia delle querele, ma nei confronti dei 5 Stelle che attaccano “il suo nome e il suo onore”.

Non si parla però, curiosamente, di querele a De Bortoli.

Intanto si chiarisce il quadro della presunta pressione o “moral suasion” su Ghizzoni, finita in un nulla di fatto dato che dopo un’istruttoria l’ipotesi fu scartata da piazza Gae Aulenti. Secondo La Stampa a incontrare il banchiere per discutere della possibile acquisizione fu Lorenzo Rosi, che dell’istituto aretino era presidente. Mentre Pier Luigi Boschi, padre della ministra, aveva la poltrona di vicepresidente. Rosi non conosceva Ghizzoni: l’incontro tra i due fu “facilitato da qualcuno” evidentemente molto in alto. Era il gennaio 2015, riferisce il quotidiano torinese: siamo dunque un mese prima del commissariamento dell’Etruria da parte di Bankitalia, i cui ispettori stavano già passando al setaccio i conti della banca. Il 20 il governo Renzi, di cui la Boschi era un ministro chiave, avrebbe varato la riforma delle popolari che ne disponeva la trasformazione in spa, facendo schizzare le quotazioni della banca di Arezzo.

Fu Bankitalia, continua La Stampa citando un anonimo “testimone delle convulse settimane che precedettero il commissariamento della banca aretina”, a “convincere i potenziale acquirenti a desistere dall’operazione”.

Si arriva poi al novembre 2015, quando l’Etruria, insieme a banca Marche, Cariferrara e Carichieti, fu messa in risoluzione per decreto, polverizzando i risparmi di azionisti e obbligazionisti subordinati.

 

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