Decreto Legge Ilva Taranto: “palesemente incostituzionale”?

DECRETO LEGGE ILVA TARANTO

Il decreto legge Ilva è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.282 del 3 dicembre 2012. Marco Travaglio, vice-direttore del Fatto Quotidiano, ha definito il decreto legge Ilva “palesemente incostituzionale”, in un suo articolo del 1° dicembre scorso, intitolato ‘Ecoballe’. Coincidenza, poche ore prima di leggere il suddetto articolo, avevamo inviato una mail a tutti i soci nell’elenco del sito ufficiale AIC (Associazione Italiana Costituzionalisti), per chiedere agli esperti se il decreto legge Ilva presentasse o meno profili evidenti di incostituzionalità.

Le risposte che abbiamo ricevuto dagli avvocati e dai professori dell’AIC (poche a dire il vero ed esprimenti pareri personali, non dell’associazione tutta), sembrano concordi sul fatto che il decreto legge Ilva non è incostituzionale o, quanto meno, non lo è ‘palesemente’. Anche il più dubbioso sulla costituzionalità del decreto legge in questione, il  Prof. Avv. Aldo Loiodice, fa capire che la questione è complessa:”Il decreto legge ILVA sembra mostrare, a prima vista, profili di incostituzionalità per invasione della competenza del potere giudiziario. Non si può dire, però, che sia senz’altro incostituzionale”.

Di seguito riportiamo una delle opinioni dei costituzionalisti che ci hanno risposto.

PROF. ANTONIO GIANGIORGIO ZORZI GIUSTINIANI (UNIVERSITA’ DI PISA)

“E’ facile immaginare che riceverà dai colleghi costituzionalisti risposte di tenore diverso. Qualcuno sosterrà che il decreto legge integra un’indebita ingerenza nell’autonomia del potere giudiziario da parte del governo; qualcun altro che lo strumento legislativo prevale comunque sulle ordinanze adottate dalla Magistratura; altri potrebbe argomentare che l’attuazione per via legislativa di un provvedimento giudiziario è un’anomalia e via cantando.

Io ho seguito con interesse e preoccupazione la vicenda Ilva a partire dal luglio scorso e, nella consapevolezza che le condotte dei soggetti coinvolti nell’inchiesta abbia una sicura rilevanza penale per le reiterate violazioni di norme anti-inquinamento destinate alla tutela della salute pubblica, sono tuttavia convinto che quando la Magistratura adotta provvedimenti cautelari, destinati a far cessare uno stato di pericolo che si protrae da decenni (sequestri, sospensione della attività di un’industria e altri provvedimenti interdittivi che ostacolano singole fasi della produzione e commercializzazione dei manufatti), ma suscettibili di provocare danni incommensurabili con un effetto domino sull’economia locale e nazionale, il governo ha il dovere di intervenire per far valere l’interesse nazionale.

A mio sommesso avviso, il governo doveva farsi carico del problema a partire dal luglio scorso, cercando di prevenire le ordinanze cautelari della Magistratura e all’occorrenza sollevare in via preventiva un conflitto tra poteri dello Stato dinanzi alla Corte costituzionale. A questo punto, verosimilmente sarà la Magistratura a sollevare il conflitto e il governo dovrà impegnarsi ad implementare il decreto, impedendo che singoli giudici possano ostacolare la ripresa dell’attività produttiva e la contestuale attuazione del programma di disinquinamento conforme all’AIA.

Sono perfettamente consapevole delle difficoltà applicative del decreto, ma sono altrettanto convinto che, venuta meno la colpevole latitanza dell’Esecutivo in una materia così delicata, debba immediatamente cessare la improvvida supplenza dell’Autorità Giudiziaria.

I provvedimenti cautelari adottati in sede giurisdizionale, che hanno un impatto così rilevante sul sistema produttivo, sull’occupazione, sull’economia nazionale, di riflesso sull’ordine pubblico, non possono più esplicare i loro effetti , quando il Governo, con piena assunzione di responsabilità, avvalendosi dei suoi poteri amministrativi e di indirizzo politico, interviene con un provvedimento d’urgenza articolato e complesso volto alla tutela di tutti gli interessi in gioco e non solo di quelli considerati preminenti dalla Magistratura secondo un valutazione finalizzata alla tutela dei soli diritti fatti valere nei procedimenti giurisdizionali pendenti.”

IL GIORNALISMO DEL PEREPE’

Piuttosto che affrontare la faccenda con spiritose arguzie, abbiamo preferito fornire ai lettori i pareri di persone che la sanno più lunga di molti giornalisti. Specialmente dei giornalisti che concludono articoli su argomenti seri con un triplo perepè. Le opinioni dei professori sono senz’altro meno divertenti delle battute da cabaret: ma sicuramente sono più utili per comprendere la complessità della vicenda Ilva, che non va banalizzata.

In gioco ci sono diversi valori costituzionali da bilanciare: salute, lavoro, ambiente, impresa,  ordine pubblico. La via intrapresa dal governo, per quanto non “palesemente incostituzionale”, è tuttavia discutibile.

In un mondo ideale, il governo avrebbe dovuto esproriare l’Ilva (in virtù dell’art. 41 e 42 della Costtuzione), invece di trattare con dei signori che hanno impestato Taranto per trarre un profitto maggiore.

In un mondo migliore, il governo avrebbe quanto meno dovuto essere meno accomodante con i Riva, i quali, ci pare, non hanno dato in passato grandi segni di disponibilità al risanamento (operazione che richiede investimenti miliardari, difficili da quantificare con precisione).  Nello specifico, le sanzioni previste per la mancata osservanza del decreto legge Ilva (fino al 10% del fatturato dell’Ilva, il quale è di circa 11 miliardi di euro) ci sembrano troppo lievi.

Nel mondo reale, c’è un principio generale di cui l’Ilva è un caso particolare, un’idea spregevole che è invalsa nella nostra società, seppur sepolta in un deserto di ipocrisia: un certo numero di morti, a fronte di un profitto ragionevole, è accettabile.

Sono accettabili le automobili, nonostante uccidano con incidenti e inquinamento, perché la loro produzione e il loro utilizzo sono molto profittevoli. E’ accettabile guadagnare vendendo armi, tabacco e alcolici, perché i soldi generati da questi mercati rendono ragionevole un certo numero statistico di morti. E’ accettabile, di conseguenza, continuare a intossicare una città, invece di fermare la produzione e farla ripartire soltanto a risanamento ultimato.

Questo, ben inteso, è un nostro modo di vedere le cose: qualcun altro potrebbe invece pensare che, sospendendo la produzione, l’Ilva diventerebbe un cimitero e il risanamento non verrebbe mai messo in atto.

POLITICA VS MAGISTRATURA

C’è stata un’interferenza fra il potere politico con quello della magistratura? Non è facile rispondere: se lo fosse, non servirebbero i lunghi esami della Consulta per dirimere questioni del genere.

Un’opinione che ci pare plausibile, è l’idea secondo la quale la politica ha un primato sulla magistratura in questioni di interesse nazionale. Il pasticciaccio dell’Ilva dev’essere risolto dalla politica perché, al contrario della magistratura, la politica è legittimata democraticamente. L’Ilva riguarda tutti gli italiani e le decisioni che riguardano tutti gli italiani sono di competenza dei politici scelti dal popolo. Specialmente in casi di emergenza. Questo. lo sottolineiamo, in linea di principio: sul fatto che l’Italia sia ancora in democrazia o meno, la questione è molto dubbia. Ma proprio molto.

 IL GARANTE

Un’ultima nota sul Garante, figura istituita per vigilare sull’applicazione di quanto disposto nel decreto legge Ilva: ci costerà 600.000 euro (somma prevista per tre anni di retribuzione). I soldi verranno presi da un fondo specificato nel decreto legge Ilva e si tratta di denaro pubblico (http://www.commissariostraordinariorischioidrogeologico.basilicata.it/normative/delibera-cipe-n-8-del-20012012/).

E’ giusto usare soldi pubblici per pagare un Garante che si è reso necessario a causa di danni provocati da privati? A questa domanda, così risponde il Porf. Zorzi Giustiniani:”Capisco le perplessità sugli oneri che lo Stato si accolla, ma non vedo alternative per ora. C’è bisogno di un Garante perché l’attuazione del decreto è complessa e impegnativa e ovviamente molto costosa e per i provvedimenti legislativi c’è l’obbligo di copertura finanziaria che è ineludibile. Quanto poi alle responsabilità (inottemperanza dei Riva alle prescrizioni di legge e ai provvedimenti della Magistratura) è un dossier aperto che avrà lunghi strascichi giudiziari e amministrativi.”

LINK

DECRETO LEGGE ILVA TESTO INTEGRALE

“ECOBALLE” di Marco Travaglio

COSTITUZIONE ITALIANA

 

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