E’ morta Rita Levi Montalcini: biografia di una donna irripetibile


Michele Argentieri , 30 dicembre 2012


E’ MORTA RITA LEVI MONTALCINI

RITA LEVI MONTALCINI MORTA - La scienziata Rita Levi Montalcini è morta all’età d 103 anni, nella clinica Villa Margherita di Roma. Si conclude così una straordinaria biografia, lunga oltre un secolo, che ripercorriamo nei suoi punti fondamentali, per quanto il breve spazio di un modesto articolo possa fare. La morte di Rita Levi Montalcini ci priva di una delle grandi del Novecento. La Montalcini è morta, ma restano le sue scoperte scientfiche e, soprattutto, il simbolo di una donna che è stata punto di riferimento per tutte le italiane decise a emanciparsi.

RITA LEVI MONTALCINI BIOGRAFIA

Rita Levi Montalcini nasce in una famiglia ebrea sefardita. Il padre, Adamo Levi, è un matematico e ingegnere elettrotecnico. La madre, Adele Montalcini, è una pittrice. Il fratello Gino e la sorella Anna completano la famiglia in cui Rita Levi Montalcini è nata e cresciuta, insieme alla sorella gemella Anna, morta nel 2000.

La mancanza di complessi, una notevole tenacia nel perseguire la strada che ritenevo giusta e la noncuranza per le difficoltà che avrei incontrato nella realizzazione dei miei progetti, lati del carattere che ritengo di aver ereditato da mio padre, mi hanno enormemente aiutato a far fronte agli anni difficili della vita. A mio padre come a mia madre debbo la disposizione a considerare con simpatia il prossimo, la mancanza di animosità e una naturale tendenza a interpretare fatti e persone dal lato più favorevole. Questo atteggiamento, che si manifestò anche più spiccatamente in mio fratello Gino, mi colpì sin dall’infanzia e determinò, almeno in parte, l’incondizionata ammirazione che avevo nei suoi confronti.

Nata in una famiglia estremamente colta, Rita Levi Montalcini fu spronata alla ricerca intellettuale. L’infanzia e l’adolescenza della futura Premio Nobel furono sereni, anche se caratterizzati in parte dalla figura dominante del padre. Si trattava pur sempre di una famiglia di stampo vittoriano, per quanto riguardava i rapporti umani: la superiorità dell’uomo non era in discussione.

Ma Rita Levi Montalcini era una ribelle: a dispetto del volere del padre, nel 1930 scelse di diventare una dottoressa e si iscrisse alla facoltà di medicina dell’Università di Torino. La vocazione di Rita Levi Montalcini sarebbe nata a causa del cancro che, proprio in quell’anno, colpì la sua governante.

Quando nel 1938 Mussolini pubblicò il “Manifesto per la difesa della razza”, con tanto di firma di 10 scienziati italiani, Rita Levi Montalcini, per evitare la morte, fu costretta all’esilio: la dottoressa Levi Montalcini emigrò in Belgio insieme a Giuseppe Levi, interrompendo gli studi specialistici di psichiatria e neurologia, ancora in corso. Rita Levi Montalcini continuò tuttavia a studiare ospitata dall’Università di Bruxelles.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1944, Rita Levi Montalcini lavorò come medico presso il Quartier Generale anglo-americano, sfidando un’epidemia di tifo.

Era in corso un’epidemia di tifo, i malati morivano a decine. Facevo di tutto, il medico, l’infermiera, la portantina. Giorno e notte. È stato molto duro e ho avuto fortuna a non ammalarmi.

Finita la guerra, Rita Levi Montalcini si trasferì in USA per continuare i suoi studi, assumendo la cattedra di Neurobiologia al Dipartimento di zoologia della Washington University.

Doveva durare solo qualche mese: Rita Levi Montalcini rimase invece negli Stati Uniti per circa 30 anni. Ma la Montalcini non dimenticò l’Italia e diresse negli anni ’60 il Centro di Ricerche di neurobiologia a Roma.

Nel 1986, Rita Levi Montalini riceve il suo più alto riconoscimento, il premio Nobel per la Medicina, insieme a Stanley Cohen “per le loro scoperte e l’individuazione di fattori di crescita cellulare”.


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