finanziamenti a fondo perduto

Finanziamenti a fondo perduto, in crescita la richiesta

I finanziamenti a fondo perduto sono un eccellente strumento per chi vuole sviluppare un’impresa o una propria attività lavorativa. Fino al 2015 questi particolari prestiti agevolati hanno permesso a centinaia di start up di sviluppare il proprio business e a molte aziende già presenti sul territorio di potersi rinnovare e restare competitive sul mercato.

Il 2016, però, non si è aperto all’insegna dell’ottimismo. Il problema, se così si può dire, è che nonostante il forte aumento delle richieste, siano venuti a mancare i fondi. Pertanto le regioni, ossia gli enti preposti a distribuire sul territorio i finanziamenti a fondo perduto, stanno cercando di sviluppare prodotti differenti che abbiano un impatto sociale ma, al tempo stesso, un minor costo per le casse dello stato.

In Sardegna, ad esempio, è stato appena approvato il Fondo social impact investing. Si tratta di un plafond da 8 milioni di euro che verranno distribuiti attraverso l’erogazione di prestiti agevolati e volto a favorire il lavoro autonomo o imprenditoriale tra i giovani e tra i lavoratori che devono essere reintegrati nel mondo del lavoro.

La stessa Invitalia sta promuovendo, per il 2016, dei prestiti a tasso zero (con un plafond di oltre 50 milioni di euro) che andranno a sostituire i finanziamenti a fondo perduto erogati fino all’anno precedente. Ovviamente questo cambiamento spaventa e non poco. La differenza tra le 2 opzioni, infatti, è molto significativa. 

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Finanziamenti a fondo perduto: 80% alle grandi imprese, briciole alle PMI

Mentre con i finanziamenti a fondo perduto una parte del capitale non veniva restituito ma, al contrario, era erogato come stimolo alla creazione di nuove imprese, con i prestiti a tasso zero le cose cambiano decisamente. Il capitale, infatti, andrà interamente restituito e serviranno, anche, delle garanzie più significative per poter accedere al credito. Cosa non di poco conto, specialmente in un momento come quello attuale dove le banche tornano ad avere problemi di liquidità e stanno ricominciando a chiudere i rubinetti del credito. 

Secondo la CGIA circa l’80% dei finanziamenti erogati dalle banche italiane è rivolto alle grandi imprese. Peccato, però, che il 99% delle aziende presenti in Italia siano piccole e medie imprese per cui l’accesso al credito è molto più complesso e costoso anche in virtù del minore potere contrattuale. I prestiti a fondo perduto hanno permesso, negli ultimi anni, la creazione di migliaia di realtà imprenditoriali, specialmente per ciò che riguarda donne e giovani, con un impatto significativo anche sull’occupazione sull’economia locale, specialmente in quei territori dove il lavoro scarseggia. 

Secondo alcuni esperti del settore la ricaduta potrebbe essere molto importante. Le giovani start up, infatti, sarebbero ulteriormente penalizzate. Molti giovani potrebbero trovare più produttivo andare all’estero, piuttosto che accedere ai prestiti a tasso zero. Al momento non ci sono ancora stime sull’eventuale impatto per l’economia nazionale, ma sicuramente si tratta dell’ennesima occasione sprecata per rilanciare il lavoro giovanile e l’economia del paese.

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