Genesi culturale della morte della sinistra (e dello Stato Sociale) in Italia.

“Vorrei citare il bellissimo discorso che fa Ned Beatty a Peter Finch in “Quinto potere”, film del 1976: lui interpreta un giornalista, come forse ricorderete, che se ne esce fuori dicendo: «io non ne posso più, tutto questo non lo sopporteremo più», e questo grande magnate, con una interpretazione straordinaria, gli spiega che non c’è nessun nord, nessun sud, nessun est, nessun ovest, che esiste solo il potere unico ed indivisibile del dollaro, dei petroldollari. Allora non c’erano ancora gli euro.
[…] Quel film è di pochissimi anni prima che arrivasse Ronald Reagan, ed è quindi di pochissimi anni prima che iniziasse un mainstream culturale che è quello di cui oggi noi siamo gli eredi e i portatori: voi come vittime, noi come raccontatori, loro come sistematizzatori in quanto economisti, e che è, credo, il problema contro cui noi ci scontriamo. Perché noi qui, tutti voi e loro, stiamo facendo cultura. Quando torniamo nei giornali o nelle radio facciamo informazione, che sono due cose completamente differenti. L’informazione, come diceva prima Stefano Feltri, è una questione che riguarda quello che è successo ieri e quello che accadrà domani.
Noi siamo immersi in questa corrente del Golfo che dura almeno dal 1980, e di cui l’euro da noi, e l’ha detto bene ieri Diego Fusaro, è la conclusione perfetta.
È per questo che io non sono d’accordo con quello che ha detto Giulia (Innocenzi, NdA): che ci sia Renzi, o che ci sia Berlusconi, non cambia nulla. Che ci sia stato Treu, o che ci sia stato Biagi, è la stessa cosa.
Le politiche “col grembiulino rosa” le hanno iniziate quelli di sinistra, ma la destra che adesso vuole uscire dall’Europa non pensa affatto di invertire quelle politiche, anche uscendo dall’Europa.
Perché l’Inghilterra non è entrata nell’euro? Non ne ha bisogno, perché c’era già stata Margaret Thatcher. Che bisogno c’era di entrare per loro nell’euro? Il sindacato non c’era più in Inghilterra, li avete visti i film di Ken Loach, no? Non c’era più nulla da distruggere lì.
monti
Perché l’impiegato o il pensionato hanno paura dell’uscita dall’euro, e stanno con quelli che probabilmente e paradossalmente gli stanno facendo del male? Perché sanno benissimo che “la destra” non è a favore dello Stato e del Welfare State, anzi è contro.
Con altri mezzi, in altri posti, non si è avuto bisogno dell’euro, è bastato Ronald Reagan contro i controllori di volo nel 1980, il discorso è stato risolto lì: il sindacato americano non ha più nessuno dentro perché non fa, a differenza nostra, contratti che valgano erga omnes, valgono soltanto per quelli che sono iscritti, e quindi funziona il meraviglioso meccanismo che se io mi iscrivo al sindacato e non ho aumenti di salario per le lotte che faccio, perché mi devo iscrivere?
Chiaro è che chi è all’interno di questo perimetro, che era il perimetro più avanzato del mondo, il Welfare europeo, ha paura di un’ulteriore forma di impoverimento.
È per questo che chiunque faccia questo discorso deve riuscire a far capire che l’uscita (dall’euro, NdA) è per ri-costruire, ri-portare dentro, ri-includere, non escludere ulteriormente: questo è il problema. Ed è la parte difficilissima da far passare nel circuito dell’informazione,
Io vengo da un gruppo che è gruppo PUDE (sigla che sta ad indicare il Partito Unico dell’Euro, NdA) per antonomasia: il gruppo Espresso. Sono amico personale di Eugenio Scalfari, per questioni di famiglia, e questo discorso, che vede in lui sostanzialmente a questo punto l’ego del mantenimento di questa cosa, è un discorso che nasce lontanissimo, nasce dal concetto del vincolo esterno […]. È un discorso molto più vecchio, è il discorso di La Malfa padre: “l’Italia è un paese che è un legno storto, per raddrizzarlo dobbiamo accompagnarci a qualcuno che lo pieghi con il fuoco delle cose che stanno fuori da noi”. […] Quindi noi abbiamo un terribile problema, e questo terribile problema è sostanzialmente questo: la parte migliore del paese, che ha pensato di essere migliore, che ha informato di sé tutta la cultura (perché da noi c’era un’egemonia di sinistra nella cultura, dico il gruppo “Repubblica”, che apparentemente è un gruppo di sinistra) è un gruppo (e noi lo diventiamo ogni giorno) che è diventato di destra, perché ha progressivamente preso tutto ciò che c’era di sinistra in questo paese, l’ha svuotato lentamente, lo ha defedato e lo ha portato in questo indistinto calderone di un centro, sotto il nostro “altissimo” presidente della Repubblica. […] Siamo in una situazione incredibile: voi pensate a “La Stampa”, che è il giornale della FIAT, cioè di un’industria che è stata distrutta dall’euro, letteralmente, non c’è più, siamo arrivati alla produzione del 1958 […] (infatti Romiti non voleva entrare nell’euro, assolutamente no, mai. Agnelli si): dovrebbe per questioni personali, di business, dire “usciamo dall’euro, perché la Fiat 500 si vende soltanto se la vendiamo a 4000 euro in meno della Golf”. No, non lo dice perché siamo immersi in questa corrente che dura dal 1980 e da cui è difficilissimo uscire perché è una corrente culturale, mentre noi facciamo informazione. È molto difficile chiedere a noi di dare la notizia quando la notizia non c’è: qui (a Pascara, si parla del convegno stesso, NdA) non c’è la notizia, qui c’è la cultura, che è un altro paio di maniche.
Non bastano i gesti eclatanti, avete ed abbiamo bisogno di un testimonial, un testimonial politico.
Perché Marine Le Pen funziona in Francia? Perché è un testimonial politico. […] Questo è il nostro problema drammatico: noi siamo all’interno di un processo culturale, e se non ne usciamo non ne veniamo fuori, sondaggi alla mano.
Processo che non è alimentato dall’informazione, ma che l’informazione segue, perché noi (i giornalisti, NdA) non siamo padroni di noi stessi: non esiste un solo editore (tranne “Il Fatto Quotidiano”), perché i padroni dei giornali in Italia sono le banche.”

Ho riportato quasi integralmente l’intervento conclusivo di Massimo Rocca (giornalista di Radio Capital) al convegno “Euro, mercati, democrazia 2013 – Come uscire dall’euro” del 26 e 27 ottobre, perché credo sia fondamentale capire i meccanismi culturali che hanno innescato la situazione nella quale ci troviamo: l’euro non è che un mezzo utilizzato dal capitalismo per l’azzeramento dei diritti democratici (vedi Grecia, esperimento riuscito).
Potete trovare il video integrale della tavola rotonda “L’impatto della crisi economica sul mondo dell’informazione” a questo indirizzo.
A voi le riflessioni.

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