Renzi cade

Il compito di Renzi è finito, a ottobre cade: ma arriva il peggio

Tutti sanno che Matteo Renzi non è arrivato a palazzo Chigi “passando attraverso il voto”, come aveva promesso di voler fare.

E lo diciamo con buona pace di chi insiste a dire che la nostra Costituzione non prevede l’elezione diretta del presidente del Consiglio: chi ha votato Pd nel 2013 lo ha fatto credendo di votare per Bersani come Premier, poi invece sono arrivati quell’allegrone di Enrico Letta e un ex sindaco con una parlantina da film comico di Pieraccioni, quindi la spernacchiata al volere dell’elettorato c’è stata tutta.

Detto questo, se tutti abbiamo capito come Renzi è arrivato a diventare Presidente del Consiglio, forse non è altrettanto chiaro perché è stato scelto per diventarlo.

Renzi

La prima coincidenza è il momento storico in cui si è deciso di mettere da parte Enrico Letta, cioè pochi mesi prima delle Europee 2014.

Il carisma di Letta era pari a quello di un calamaro con la parrucca di Platinette addosso, mentre in tutta Europa stavano dilagando (e continuano a dilagare oggi) quei movimenti e partiti politici che l’establishment definisce “populisti” (cioè che non sono strumentali a Ue, Bce, Fmi e compagnia bella).

E allora serviva uno show man, un uomo nuovo capace di sollevare gli entusiasmi degli italiani, capace di offrire un’alternativa al “populismo” del M5S. E l’operazione di marketing politico è andata alla grande: una raffica terrificante di promesse (a cui gli italiani erano inclini a credere, visto che sono inclini ad andare in luna di miele con qualsiasi nuovo arrivato al potere), un bel regalino elettorale in pieno stile democristiano (i famigerati 80 euro) e il 40.1% dei consensi è stato servito (percentuale mostruosa, gonfiata in realtà dall’astensionismo e dai voti in prestito arrivato dal Centro e dal Centrodestra: il Pd non è mai arrivato e mai arriverà ad avere il 40.1% dei consensi).

Superato lo scoglio delle Europee, a Matteo Renzi è stato concesso di fare di tutto: abolire l’art.18, instaurare il precariato permanente con il Jobs act, far esplodere il fenomeno dei voucher, snobbare la sentenza della Corte costituzionale sul rimborso pensioni (erogato solo in minima parte), imporre una legge elettorale con la fiducia, imporre una riforma della scuola odiata da tutti, imporre il prelievo forzoso a migliaia di risparmiatori.

Di imposizione in imposizione, fra un favore alle banche e uno alle lobby dei petrolieri, alla fine Matteo Renzi ha rotto le palle agli italiani. Ci sono voluti un paio di anni, ma ormai gli italiani lo hanno capito: Renzi è stata una fregatura.

I consensi sono colati a picco e non risaliranno. Le Amministrative ne sono state la dimostrazione: Renzi – per il momento – ha perso tutto il suo fascino politico e gli italiani lo vogliono fuori dalle scatole.

A ottobre vincerà il No, per una semplice questione matematica: tutti sono contro Renzi, persino una quota crescente del suo partito, il fronte del No è determinato a buttarlo giù, mentre gli italiani favorevoli al Sì sono decisamente più tiepidi e incerti.

Ma quando a ottobre (o nella prima settimana di novembre) Matteo Renzi sarà spazzato via dal risultato del referendum costituzionale, non illudetevi che sia finita qui. Anzi, potrebbe arrivare il peggio.

Primo, perché sono già state messe le mani davanti: se Renzi si dimette, non si può andare al voto, perché serve una legge elettorale valida per entrambe le Camere (l’Italicum funziona solo per la Camera, non per il Senato, per il quale è ancora in vigore il Consultellum, cioè quello che resta del Porcellum dopo la sentenza della Consulta che ha bocciato i listini bloccati e l’abnorme premio di maggioranza).

A questo punto, Mattarella darà l’incarico a un governo di scopo, il quale probabilmente se la prenderà con molto comodo, mandandoci al voto non prima della primavera 2017, se non nei primi mesi del 2018.

E qui arriva il punto più preoccupante: nelle ultime leggi di Stabilità, Matteo Renzi ha rimandato alcune questioni scottanti (fra le tante, l’aumento dell’Iva e delle accise sui carburanti), perché sarebbero state deleterie per i suoi consensi presso l’opinione pubblica.

Il governo del dopo Renzi, vista la sua natura, non avrà invece alcuna remora – proprio come il governo Monti – a salassare gli italiani, recuperando con gli interessi tutte quelle misure che Renzi, per motivi propagandistici, ha pensato bene di rimandare.

Pagheremo tutto, pagheremo caro.

ps. a scanso di equivoci, la nostra posizione è favorevole al No sul referendum costituzionale. Ma con la consapevolezza che non basta vincere il referendum per riprendersi il Paese: sarà solo l’inizio.

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