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Il Pd fallisce sui social network: non sono controllabili come tv e giornali

Abbiamo già scritto un paio di post sui fallimenti della comunicazione Pd sui social network, prendendo come esempi due attacchi al M5S su Facebook.

Matteo Renzi ha da sempre utilizzato i social network per propagandare annunci e presunti risultati del suo governo. Ma qualche settimana fa ha ritenuto necessaria una vera e propria chiamata alle armi, ordinando alla ‘giovinezza del Pd (Ernesto Carbone, Andrea Romano, Alessia Rotta, Matteo Orfini, Tommaso Ederoclite, Francesco Nicodemo, Anna Ascani, Stefano Esposito, eccetera) di scatenare l’inferno su Facebook e Twitter.

Il motivo di questa controffensiva, in una parola, sono i sondaggi. Il M5S a pochissimi punti percentuali dal Pd e Luigi Di Maio che supera l’ex sindaco di Firenze negli indici di gradimento.

La strategia del Pd è stata quella di scimmiottare la comunicazione del M5S, fatta di fotomontaggi, hashtag creativi e attacchi frontali. Ed è stato un fallimento.

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La comunicazione Pd scopiazza il M5S, ma con risultati opposti: i “picchiatori” da social che si ritwittano tra di loro le prese in giro al M5S non raccolgono consensi

Primo motivo: se sei una forza di opposizione, contestare chi governa è il tuo compito naturale. Se sei al governo, non puoi dedicarti esclusivamente a gettare fango sull’opposizione. Il compito naturale di chi è al governo è raccontare quello che ha fatto, quello che sta facendo e quello che farà. La ‘giovinezza’ piddina sui social si limita in modo ossessivo ad attaccare il M5S, lanciandosi addosso dolorosi boomerang.

Secondo motivo: i social network non sono (ancora) controllabili come tv e giornali. I media tradizionali sono gestiti da professionisti dell’informazione, tendenzialmente supini a chiunque sia al governo. Facile quindi utilizzarli per far filtrare solo i messaggi positivi. Con i social è un po’ diverso: se dici scemenze, la gente ti manda a fanculo.

Questo perché i social hanno (ancora) una buona dose d’anarchia. Provate a leggere i commenti su Facebook e Twitter a quello che postano le pagine ufficiali del Partito Democratico, di Matteo Renzi o degli esponenti della ‘giovinezza’ che abbiamo elencato più sopra.

Sono quasi tutti commenti negativi (talvolta persino da parte di elettori Pd!), per non dire carichi di insulti e maledizioni assortiti. Come mai? Arriviamo al terzo motivo…

Terzo motivo: il voto al M5S è un voto d’opinione. Chi vota M5S lo fa perché crede in un progetto, in un programma e nell’onestà dei pentastellati. Per questo è facile notare come i commenti ai post e ai tweet dei portavoce pentastellati siano sempre carichi di entusiasmo.

Chi vota per il Pd, un po’ come succedeva con gli elettori della Democrazia cristiana e di Berlusconi, lo fa volando basso e rasente ai muri, con un filino di inconfessabile vergogna, è generalmente un elettore che sceglie il Pd perché ha vantaggi indiretti o diretti dal partito. Oppure, in alternativa, è un tapino disinformato e\o un anziano che crede ancora che il Pd sia l’erede del Pci. Se trovate qualcuno su Facebook che difende il Pd, potete starne certi: è un dipendente pubblico, un pensionato (di quelli messi bene) oppure una persona organica alla comunicazione Pd.

Da elettori del genere non ci si possono attendere feedback positivi alla comunicazione del Pd sui social. E così assistiamo su Twitter a Nicodemo ed Ederoclite che si ritwittano tristemente i loro bambineschi sfottò al M5S, generando un flusso di fango autoreferenziale, a circuito chiuso, che non porterà neanche un voto in più nelle casse del Pd.

Il Pd, in poche parole, sta spendendo soldi (nostri) per farsi prendere per il culo e per farsi insultare su Twitter e Facebook.

ps. menzione speciale per il senatore Stefano Esposito che ha ritwittato la bufala su Virginia Raggi coinvolta in Mafia Capitale.

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