Ilva Taranto

Ilva Taranto: partono bonifiche e 6.500 vanno in cassa integrazione

ILVA TARANTO, ADEGUAMENTO IMPIANTI PASSA PER CASSA INTEGRAZIONE (19/02/2013) – Per essere in regola con l’autorizzazione integrata ambientale l’Ilva Taranto metterà in cassa integrazione quasi 6500 persone. Due anni a partire dal prossimo 3 marzo. Questo quanto comunicato oggi dai sindacati di categoria mediante un documento di 18 pagine. Sempre secondo le fonti sindacali, nei 24 mesi di “cassa” straordinaria, ci sarà una sorta di turn over tra gli operai dello stabilimento tarantino. Gli addetti saranno quindi chiamati a periodi alterni per lavorare durante gli adeguamenti degli impianti. Senza nessun rischio di licenziamento. Non solo l’assetto produttivo. Ma anche quello amministrativo. Una forbice porterà alla dismissione 4.400 ad un massimo di 6.500 addetti. Di questi 27 sono quadri aziendali, 675 sono impiegati, 380 gli equiparati e 5335 operai semplici. Tutti facenti parte, sia dell’aria a caldo, sia di quella a freddo.

ATTUARE L’AUTORIZZAZIONE DI CLINI – L’adeguamento dell’Ilva Taranto, lo ricordiamo, si è reso necessario dopo la concessione dell’Aia lo scorso 27 ottobre dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini. In molti ricorderanno le condizioni necessarie per lo sblocco degli impianti e degli impianti: finanziare la bonifica.

COSTI BONIFICA – Si stima che i costi per la messa in regola degli impianti costi 210 milioni di euro per la sistema di filtri a tessuto e nuovi impianti di depolverazione. Per il reparto Acciaieria, invece, gli adeguamenti costeranno circa 55 milioni di euro. 400 milioni saranno spesi invece nel reparto a caldo, in particolare per il rifacimento di altiforni 1 e 5. 425 saranno invece spesi per gli interventi generali destinati ai controlli delle emisiioni nell’ambiente. In totale per il reaprto Cokerie saranno spesi 860 milioni di euro. In totale l’azienda avrebbe stabilito di investire 2,25 miliardi nel piano di ristrutturazione e bonifica.

CASSA INTEGRAZIONE NON SOLO ILVA TARANTO – Non solo Taranto. Il Gruppo Riva ha annunciato analogo provvedimento anche nello stabilimento di Patrica (Frosinone). Lì saranno interessati dalla Cigs 23 dipendenti, a Torino 67. Quanto alle altre unita produttive – gli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi, il porto di Marghera e i Centri Servizi di Legnaro (Padova) e Paderno Dugnano (Milano) “ogni valutazione potrà essere effettuata a valle”

LE REAZIONI DEI SINDACATI – Le prime reazioni non sono di certo spumeggianti. Numeri troppo elevati è stato il commento più condiviso. “Eccessivi direi”, ha affermato Cosimo Panarelli, segretario della Fim Cisl di Taranto. Critica in linea con quella della Uilm, che ha ribadito il proprio fermo no. “Le ragioni invocate dal gruppo Riva (situazione del mercato dell’acciaio e necessita’ di adempiere alle prescrizioni dell’Ilva, oltre alle note vicende giudiziarie) non possono essere un alibi accettabile”. Il commento a caldo segretario generale della confederazione di Taranto Antonio Talò.

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