Ilva Taranto

Ilva Taranto: decreto legge per garantire salute e lavoro

ILVA TARANTO – Lavoro e salute: il governo Monti cerca la quadra per garantire entrambi i diritti dei lavoratori dell’Ilva Taranto e di tutti i tarantini. Si cerca la via del decreto legge, all’esame del Consiglio dei ministri di venerdì prossimo. L’Ilva Taranto è stato argomento di discussione fra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il premier Mario Monti, in un incontro tenutosi ieri pomeriggio al Quirinale.

Stamattina sono entrati nell’Ilva Taranto i dipendenti degli impianti dell’area a caldo, dal 26 luglio scorso sotto sequetro. I dipendenti dell’area a freddo sono invece a casa, costretti alle ferie, come ha deciso l’Ilva. La situazione è di calma apparente, senza presidi, senza sit-in. I sindacati Uilm, Fiom e Fim, stanno preparando una manifestazione a Roma nel giorno del Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi, in attesa di un decreto legge che sancisca la continuità produttiva dell’Ilva Taranto, per ovviare al sequestro disposto dalla magistratura.

MINISTRO DELL’AMBIENTE – Corrado Clini, ministro dell’Ambiente, ha spiegato che si “dovrebbe consentire all’Ilva di mettere in pratica le indicazioni dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) superando il blocco che si è venuto a creare dopo il sequestro degli impianti dell’area a freddo di due giorni fa”. Clini ha aggiunto:”Le misure indicate dall’Aia consentono di assicurare continuità produttiva e di diminuire in maniera drastica i rischi per la salute e per l’ambiente”.

“La strada maestra – ha continuato Clini – è rendere possibile interventi che l’Ilva deve effettuare per rispettare le prescrizioni dell’Aia del 26 ottobre scorso. Che fanno riferimento alle migliori tecnologie oggi disponibili, indicate dall’Ue. Tali tecnologie dovrebbero essere impiegate a partire dal 2016 ma nell’Aia si dice che devono partire subito, anticipando di 4 anni il termine, al fine di garantire la protezione dell’ambiente e della salute”.

“Se l’Ilva di Taranto viene chiusa, – ha precisato il ministro dell’Ambiente – quello stabilimento viene abbandonato: i vantaggi per l’ambiente sono zero mentre i rischi per la salute sono altissimi. Come indica chiaramente l’Unione europea la strategia di risanamento ambientale degli impianti industriali avviene attraverso il loro risanamento non la chiusura”.

Alle accuse il mnistro Clini ha replicato:”Non ho mai attaccato i magistrati e dal marzo 2012 quando ho riaperto la procedura per l’Aia ho sempre richiamato il rispetto della legge che prevede che sia il ministro dell’Ambiente a stabilire le modalità con le quali un impianto industriale debba essere esercito in modo tale da salvaguardare la salute e l’ambiente”.

“Con quella operazione – ha precisato Clini – la magistratura di fatto ha creato le condizioni per la chiusura degli impianti, ovvero le condizioni per rendere impossibile l’attuazione del Piano di risanamento del governo”. E ancora, “Non c’è bisogno” di un commissario di governo, ha aggiunto. “Vogliamo riportare la gestione di tutto quello che riguarda l’Ilva nella legge – spiega Clini – Il governo vuole l’applicazione della legge, altrimenti sarebbe un’emergenza seria da un punto di vista istituzionale che non riguarda solo l’Ilva”. Lo ha detto Clini a “La Telefonata”, Canale 5.

“In maniera molto trasparente e pubblica, anche alla presenza del procuratore capo di Taranto, recentemente ho sottolineato che non c’é bisogno di supplenza da parte della magistratura quando le amministrazioni fanno il loro dovere”.

Infine il ministro Clini ha sottolineato:”L’autorizzazione integrata ambientale precedente fu rilasciata il 4 agosto 2011 dall’allora ministro Stefania Prestigiacomo e fu preparata dal direttore generale competente che non ero io. Queste affermazioni sono false, così come quella fatta circolare appena si aprì la vertenza quest’estate secondo la quale un dirigente dell’Ilva avrebbe detto al telefono che io ero un uomo dell’Ilva. Sono provocazioni disperate che cercano di impedirmi di lavorare, ma se lo possono scordare”.

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