Israele, schiaffo a Obama, tasse trattenute e nuovi insediamenti in Cisgiordania

Palestina nell’Onu – Le reazioni di Israele

Verranno “trattenute” dal Governo dello scudo di David le imposte palestinesi che ogni anno Israele si impegna a versare ad Anp, quest’anno secondo Netanyahu queste imposte (circa novantadue milioni, in euro) verranno usate per pagare gli arretrati della fornitura di energia elettrica, un debito che i palestinesi hanno contratto con Israel Electric Corp.

Una decisione, questa, che veniva ventilata già alla vigilia del voto alle Nazioni Unite sull’ammissione della Palestina come Stato non membro, oggi confermata.

Il Premier Netanyahu non parla solo della confisca pecuniaria ma, in quella che è stata definita come un’autentica rappresaglia all’ammissione della Palestina quale osservatore ONU, è stato tolto il segreto al piano di Israele di costruire 3000 nuovi insediamenti in Cisgiordania.

[quote] Israele continuerà a costruire a Gerusalemme e in ogni luogo della mappa degli interessi strategici dello stato di Israele [/quote]

Queste le parole di Benyamin Netanyahu, parole che all’orecchio degli statunitensi suonano evidentemente inconsulte. E’ storia fresca, l’amministrazione Obama riconferma l’amicizia ad Israele esprimendo parere negativo in merito all’ingresso della Palestina nell’Onu, e Israele ricambia la cortesia gettando benzina sul fuoco, levando immediate reazioni internazionali.

Gia’ la confisca delle tasse era qualcosa che non era vista di buon occhio dall’Ue, ma trattandosi di questioni prettamente economiche l’argomento vedeva un difficile approccio. Diversa è ora la posizione degli Stati UE davanti all’ennesimo rappresaglia di Israele. La costruzione dei nuovi 3000 insediamenti in Cisgiordania, annunciata da Netanyahu, e’ una palese violazione del diritto internazionale.

[quote] Uno schiaffo in faccia a Obama [/quote]

L’ex Premier israeliano Ehud Olmert, parlando a Washington al Saban Forum, ha definito così l’annuncio di Natanyahu, rimarcando una posizione già chiara a tutti. La necessita di Israele di affermare la propria supremazia, in un momento in cui l’ammissione di errori potrebbe spostare pesantemente l’ago della bilancia nel conflitto, comporta inevitabili sgarbi agli amici di Israele, che pur appoggiando un insediamento filo-occidentale in un contesto prettamente musulmano, non possono non fare i conti con le immagini della guerra di Gaza che ogni giorno compaiono davanti agli occhi dell’elettorato.

 

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