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Italia rischia 3 miliardi di multa per promessa non mantenuta da Renzi

Cambio di rotta: dai mitici 80 euro in busta paga, il dibattito politico si sposta sul ritrovamento fortunello di 20 euro da parte dell’ex sindaco. Matteo Renzi conferma la sua fama di miracoloso scopritore di fondi e inciampa per caso una banconota da 20 euro. Ansa.it festeggia l’evento dedicandogli un fotoracconto, linkato in homepage. Libero.it, con sfumature meno celebrative e più complottiste, apre un sondaggio: il ritrovamento è genuino o è una messinscena? Serve forse a distrarre l’opinione pubblica dalla severa sentenza di Selvaggia Lucarelli sulle scarpe della Boschi?

Intanto, mentre vengono accusati in pubblica piazza il chiodo di Renzi e il vestito rosso della Boschi, un filomonarchico annuncia l’incombere sempre più concreto di una piaga biblica. Non temete, niente pioggia di rane: è soltanto una multa da 3 miliardi di euro per l’Italia.

“Da quello che mi dicono, la riunione del 5 maggio (fra il governo italiano e la Commissione europea, ndr) non è andata bene e sarò costretto ad aprire la procedura di infrazione. E’ evidente e chiara la volontà di non pagare: il ministero dell’Economia e della finanze non vuole pagare i debiti della pubblica amministrazione ed è stato impedito anche all’attuale presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di mantenere la promessa fatta nel primo discorso pubblico. Gli è stato impedito di fare un decreto e quindi è stato fatto un disegno di legge perché manca la volontà politica”.

Lo ha detto Antonio Tajani, vice presidente della Commissione europea e commissario all’industria. Tajani ha aggiunto che ormai “l’apertura della procedura di infrazione sui ritardi nei pagamenti della P.a. è inevitabile e sarà fatta dopo le elezioni europee” e ha sottolineato di aver “dato mandato per preparare la lettera di messa in mora”.

Già a fine gennaio Tajani aveva lanciato l’avvertimento all’Italia, come potete leggere in questo articolo di Libero.

Tajani ha spiegato che la sanzione per l’italia sarebbe di centinaia di migliaia di euro al giorno, mentre “solo per la mora parliamo di cifre pari ad un anno di Imu” attorno ai 3-4 miliardi. Così per i ritardi di pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione rischiamo di dover riaprire il portafoglio per pagare la multa salata che stanno preparando a Bruxelles.E secondo alcuni dati riportati da Confartigianato il ritardo dei pagamenti non accenna a risolversi. Confartigianato infatti rileva che anche nel 2013 la P.A. italiana è stata la più lenta in Ue a pagare le imprese: con una media di 170 giorni è lontana dalla media Ue (61 giorni) e sfora di ben 140 il limite di 30 giorni imposto dal decreto sui tempi di pagamento che recepisce la direttiva Ue. L’Italia vanta anche il maggior debito commerciale della P.A. verso le imprese, pari 4% del Pil.

Renzi

REWIND

10 luglio 2013.“Già nei prossimi giorni valuteremo tecnicamente le opportunità per accelerare e completare il pagamento dei debiti pregressi”. Lo assicurò il demosacrestano Enrico Letta, spronato da un supplicante Renato Brunetta. 

31 luglio 2013. “Una misura si somma ai 40 miliardi già sbloccati sul totale dei 90 miliardi di debiti complessivi stimati da Bankitalia. La norma (256 sì e un astenuto), prevede un fondo ad hoc “per il rilascio della garanzia dello Stato “ che “acquista efficacia “ a partire dalla individuazione delle risorse da destinargli. Il credito certificato e garantito può essere ceduto “ad una banca o a un intermediario “ con sconto non superiore al 2%. Le amministrazioni (diverse dallo Stato) potranno poi chiedere la ristrutturazione del debito.” (Fonte: Fatto quotidiano).

Ottimo! Su 90 miliardi ne sono stati sbloccati 40, più altri 20, dunque ne restano soltanto 40!

In teoria.

25 febbraio 2014: Renzi, ospite a Ballarò, parla di quindici giorni per risolvere l’inghippo dei debiti della Pa (VIDEO). E saranno pagati, promette Renzi, 68 miliardi.

Ma come 68 miliardi? Non ne bastavano 40? Ennò: perché sono stati pagati soltanto 23 miliardi dei 40+20 sbloccati in teoria da Letta. E il debito della Pa nel frattempo è cresciuto.

12 marzo 2014. Nella storica conferenza a colpi di slide e pesciolini rossi, Matteo Renzi parla di “sblocco immediato” del pagamento dei debito della Pubblica amministrazione (VIDEO – 12.32″-14.25″). Entro luglio.

Soltanto pochi giorni dopo, Renzi ci ripensa: i debiti della Pa saranno pagati entro settembre, a San Matteo.

E MO’?

Qual è stata la reazione del governo Renzi all’inevitabile messa in mora dell’Italia annunciata da Tajani?

Una nota del Mef: “Il Governo è intervenuto d’urgenza sull’intera materia dei debiti della Pubblica amministrazione e con il Dl 66 ha varato tutte le norme utili per accelerare il pagamento degli arretrati ed impedire che si formi un nuovo stock di debito.”

A quanto pare, dopo i tecnici del Senato che proferiscono falsità (secondo Renzi), avremmo pure un vice presidente della Commissione europea che non sa quello che dice (secondo il Mef).

In realtà per pagare i debiti della Pa non occorre alcun decreto legge o disegno di legge: sarebbe servito piuttosto un decreto attuativo.

Invero, il Governo ha forse dimenticato che non serviva nè un disegno di legge, nè un decreto legge per pagare lo stock di debito accumulato dalle PA, perchè – come già pubblicato su LeggiOggi.it in data 5 febbraio 2014, con il titolo Garanzia dello Stato per i debiti della P.A. – Dov’è il decreto attuativo? Le P.A. avrebbero dovuto comunicare entro il 15 settembre 2013 tutti i debiti certi liquidi ed esigibili alla data del 31.12.2012. – l’articolo 11, comma 12-ter, del D.L. 28 giugno 2013, n. 76 (convertito con modificazioni dalla L. 9 agosto 2013, n. 99), ha previsto che i debiti della PA, scaduti al 31.12.2012 e comunicati sulla piattaforma telematica del MEF, sono garantiti dallo Stato e quindi, per i creditori della PA, sarebbe stato già possibile chiedere il pagamento direttamente allo Stato centrale. La garanzia statuale è stata però rimessa all’emanazione di un decreto attuativo del Ministero dell’Economia e delle Finanze (fr. art. 11, comma 12-sexies, del D.L. 28 giugno 2013, n. 76), che avrebbe dovuto essere adottato entro il 22 ottobre 2013.

Ad oggi, purtroppo, nonostante siano trascorsi quasi sei mesi dal termine ultimo, il MEF è inadempiente ed i creditori della PA devono (ingiustamente) attendere ancora e non si sa sino a quando.

Lo stile Enrico Letta: annunciare le cose come già fatte in modo tale da garantire ai giornali dei titoloni rassicuranti e poi lasciare tutto, o quasi, inattuato: su 429 provvedimenti, solo 45 hanno avuto attuazione.

Lo stile Matteo Renzi: vedi stile Enrico Letta e aggiungi slide, tweet, chiodo e ritrovamenti fortunelli di banconote da 20 euro.

Raccattata la banconota da 20 euro, l’ex sindaco si è rallegrato: “E poi dicono che non trovo risorse”. Speriamo che la sua buona stella continui a brillare, possibilmente con un po’ più di luce: trovando 20 euro al giorno, per raccapezzare i 3 miliardi della multa che sta rischiando l’Italia, a Renzi serviranno circa 410.000 anni.

 

 

 

 

 

 

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3 comments

  1. Filippo Leurini

    …il pupazzo ha i giorni contati!!!

  2. ovviamente il tutto sempre dopo le elezioni!!!!

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