Renzi referendum costituzionale

Legge elettorale, Renzi porta via il pallone: addio voto anticipato

LEGGE ELETTORALE, RENZI AFFOSSA IL VOTO ANTICIPATO

Il Pd si tira indietro: dopo aver rotto il patto con il M5S, utilizzando come scusa la votazione su un emendamento di importanza non fondamentale, adesso il segretario Matteo Renzi svela le sue intenzioni.

L’annuncio arriva in una conversazione con il Corriere della Sera:

“Era doveroso provarci ma adesso la partita è chiusa. Abbiamo un orizzonte di quasi un anno prima del voto. Lavoriamo per l’Italia”.

 “Alla Camera – continua Renzi – il premio al 40% consente di tentare l’operazione maggioritaria, anche se non è facile. Con le forze alla sinistra del Pd siamo alleati in molti comuni dove ora si vota. Pisapia ha fatto per cinque anni il sindaco di Milano con il contributo fondamentale del Pd. Noi ci siamo, vediamo che farà lui”.

Addio legge tedesca, addio voto prima della legge di bilancio: il parlamento si rivela incapace di sfornare una legge elettorale e si prepara, da quello che possiamo intendere dalle parole di Renzi, a tirare a campare fino a fine legislatura.

Renzi conclude con i buoni propositi di fine anno: “la scommessa è fare una buona legge di bilancio per consolidare la ripresa. Abbiamo poco meno di un anno di tempo: dobbiamo impiegarlo senza perdere neanche un minuto per stare fuori dal chiacchiericcio della politica politicante e dentro ai problemi reali”

Roberto D’Alimonte, costituzionalista, commenta così sul Sole 24 ore: “Noi non siamo tra quelli che si stracceranno le vesti se il tedesco verrà definitivamente affossato”, scrive il professore. “Dal punto di vista che ci interessa veramente, e cioè la governabilità del paese, tra tedesco o consultellum non c’è differenza. L’uno e l’altro non sono in grado di favorire nell’attuale contesto la formazione di maggioranze coese e stabili, come si vede dal confronto delle due simulazioni che proponiamo. Con i dati di oggi e il sistema simil-tedesco solo 4 partiti sarebbero rappresentati. Il leggero vantaggio della coalizione pro-Europa rispetto al fronte populista è effimero. La maggioranza dei seggi potrebbe andare a M5s e Lega Nord. Il voto sarebbe una lotteria e il risultato non è detto che sia il governo dei populisti. Potrebbe essere il non governo. Ma anche nel caso, più probabile, in cui Pd e Fi arrivino a 316 seggi o poco più sarebbe una maggioranza fragile”.

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