Libia, voto alla Camera per quattro mozioni, Pdl-Lega uniti

CAMERA – Lo strappo fra PdL e Lega si è rivelato subito per quello che era, ovvero un abbaiare tanto rumoroso quanto destinato a epilogare senza morsi. Bossi ha fatto la voce grossa soltanto perché è d’uopo alzare i toni in tempo di elezioni, per dimostrare che la Lega è ancora dura e pura e giammai asservita a Roma e a Berlusconi.

QUATTRO MOZIONI – Tutto si risolverà con il voto alla Camera per quattro mozioni, una delle quali firmata Lega e appoggiata da PdL e Responsabili. Le altre sono state formulate da Pd, Terzo Polo e Idv, unica forza politica, così pare, contraria alla guerra senza se e senza ma.

GUERRA CON DATA DI SCADENZA – La Lega ha c0sì trovato la quadratura del cerchio: fra l’impossibilità di interrompere immediatamente i raid italiani in Libia (la Lega ovviamente non ha mai pensato di far cadere il governo per fermare la guerra) e la necessità di tenere salde le proprie posizioni anti-belliche, la Lega ha inventato una innovativa “guerra a tempo”. Chiamatela guerra con il conto alla rovescia, con il timer, con la data di scadenza come le buste di latte (padano, s’intende), ma la Lega non ha trovato di meglio che dire:”ok, bombardiamo la Libia… ma vogliamo sapere quando finirà tutto, giorno, ora e minuto”.

LA NATO SE LA RIDE – La Nato s’è fatta una bella risata e ha detto chiaramente che non è possibile stabilire a priori la fine di una guerra. “Il cuore della mozione è stato smentito dalla Nato, con uno schiaffo alla maggioranza”, ha sottolineato Enrico Letta, vicesegretario Pd. “Una gran buffonata”, è l’efficace sintesi di Casini, Udc. La guerra è come il matrimonio: si sa quando comincia, ma non si sa quando e come va a finire. La differenza sostanziale è che sposarsi, di solito, è una scelta. L’Italia invece è in guerra perché non ha scelte. Alla Camera possono squadernare tutti i mazzetti di mozioni che vogliono, ma la sostanza non cambia: l’Italia continuerà a seguire le direttive imposte da paesi più influenti del nostro.

 

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