Listaouting, quando un blog da dieci minuti diventa notizia

Si chiamano new media. Una pagina su Facebook, un account si Twitter, un blog su WordPress redatto in pochi minuti. Basta questo a finire sui quotidiani nazionali e, nella migliore delle ipotesi, su qualche telegiornale.

L’ultimo tormentone in materia di new media arriva da “listaouting”, un blog in cui anonimi sedicenti “hackers” avrebbero denunciato una decina di politici gay o presunti tali perché ipocriti. La denuncia di listaouting non vuole puntare il dito “sui gay” ma su chi, ignorando il proprio orientamento sessuale, avrebbe assunto posizioni omofobe in Parlamento o davanti a microfoni vari.

Da una veloce analisi del sito in questione si può dedurre come sia stato realizzato in pochi minuti, pochissimi. Un lavoro ancora più semplice di “i segreti della casta di Montecitorio” in cui almeno qualche fotografia o scansione a sostegno delle tesi portate avanti dal sito c’è.

Il sito parte con una dichiarazione per cui probabilmente ci è voluto più tempo a pensarla che a scriverla e, da questa mattina, una lista di dieci nomi della politica (tutti, o quasi, nomi ultranoti) che hanno votato contro la legge sull’omofobia.  Una paginetta registrata su una piattaforma pubblica e redatta in dieci minuti scarsi, ma non sia questo indice di meno credibilità.

Quello che lascia impensieriti sulla veridicità di quanto affermato è invece altro: non ci sono prove a sostegno. Tutto qui. Non c’è una foto, non c’è una dichiarazione riscontrabile, non c’è niente. Ci sono dieci nomi che hanno votato contro una legge (e come fonte per questo c’è OpenPolis, niente di misterioso) e che sono stati identificati come gay.

Quindi niente di “clamoroso”, nessuna “rivelazione” riscontrabile o bomba mediatica. Si tratta di qualcosa che anche l’ultimo degli arrivati avrebbe potuto scrivere. Allora perché tanto clamore? Ne hanno parlato tutti, dai quotidiani schierati a destra a quelli schierati a sinistra , Libero, Repubblica, L’Unità, Il Fatto, Il Corriere della Sera, tutti nessuno escluso.

Addirittura dai diretti interessati sono arrivati commenti (dovuti, visto che ormai il fenomeno era sotto gli occhi di tutti) e smentite. Non è chiaro se qualcuno dei chiamati in causa abbia intenzione di agire legalmente, per ora le repliche sono divertite e ironizzanti.
Del resto la questione è spinosa, abbiamo mosso una riflessione chiedendoci se “gay” sia diffamatorio. Una qualunque denuncia potrebbe trasformarsi in un boomerang difficile da afferrare.

Listaouting diventa comunque l’ennesimo esempio di come, con un po’ di inventiva e strumenti alla portata di tutti, non sia più tanto difficile finire “in prima pagina”.

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