renzi tfr busta paga

Lo scenario inquietante dopo la vittoria del No. E lo spread non c’entra

Newspedia è schierato apertamente a favore del No.

In caso di vittoria del Sì, le conseguenze sarebbero apocalittiche. Matteo Renzi si dice appagato, si racconta come uno che a 41 anni è già arrivato e ha il CV strapieno. Non gli serve altro.

Può crederci solo chi ignora totalmente le caratteristiche del personaggio (praticamente un conglomerato di egocentrismo e ambizione in giacca e cravatta, a parte quando mette maglioncino e camicia per fare l’anti-casta con Landini in tv).

Renzi punta a vincere il referendum, a vincere le primarie Pd nel 2017 e poi le Politiche nel 2018. E così come sono riforma costituzionale e Italicum (se vincesse il referendum avrebbe ancora bisogno di cambiarlo?), significa avere Renzi al potere fino al 2023. Inamovibile.

Se questa è una prospettiva da brividi, quella che seguirà la vittoria del No è soltanto meno peggio.

Tutti hanno capito che se vince il No non si torna a votare. I parlamentari non ci pensano proprio ad andare a casa. Chiunque Mattarella indicherà come Presidente del Consiglio “pro tempore” si buscherà la fiducia di Camera e Senato senza problemi.

Nel frattempo Renzi avrà un anno abbondante per leccarsi le ferite. Cercherà di concentrarsi sul partito, continuando a essere segretario del Pd. Il suo unico pensiero sarà quello di far approvare dal governo in carica una legge elettorale a suo favore (visto che l’Italicum salterà) e, anche in questo caso, vincere le primarie Pd 2017.

Per poi, anche in questo caso, ripresentarsi come candidato Premier nelle elezioni Politiche del 2018 (da statuto, il segretario Pd è anche candidato Presidente del Consiglio).

A quel punto si voterà e, potete starne certi, si voterà con una legge fatta dai vecchi partiti per impedire al M5S di vincere e governare da solo.

Ci sarà qualcosa di simile al Pentapartito della Prima Repubblica. E ci riproveranno a cambiare la Costituzione: stavolta cercando di avere i due terzi dei voti a Camera e Senato, evitando così l’impiccio del referendum confermativo (come prescritto dall’art.138).

Quindi votiamo no e lo votiamo convintamente: ma non ci illudiamo che i nostri guai siano finiti qui. I vecchi partiti tenteranno l’arrocco finale e sarà estremamente difficile scardinarli attraverso percorsi democratici, visto che proprio i vecchi partiti faranno la legge elettorale con cui voteremo.

Avete mai visto un tacchino infilarsi nel forno da solo?

Check Also

Perché è importante convertire i propri filmati in un formato diffuso

Il mondo dei media è cresciuto a dismisura tanto da portarci a fruire di filmati …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito, come molti altri, fa uso di cookies [leggi l'informativa]. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.
Leggi articolo precedente:
referendum costituzionale renzi grillo
Referendum costituzionale, accozzaglia contro serial killer: come la comunicazione politica vi manipola

REFERENDUM COSTITUZIONALE: SI' O NO? GUERRA FRA DUE UFFICI DI COMUNICAZIONE Nella comunicazione politica vince...

Chiudi