manovra finanziaria

Manovra economica 2011: finanziaria dopo maxi-emendamento

La manovra economica 2011, questa sconosciuta: una manovra finanziaria dal percorso davvero accidentato. Quante giravolte su se stessa, quante cadute e quante trasformazioni: ultimo capitolo dell’odissea tremontiana, il maxi-emendamento approvato ieri al Senato. Vediamo un po’ cosa ha escogitato la nostra amata casta politica. Iniziamo con il dire che la manovra finanziaria 2011 nasce come necessità improvvisa: dopo tre anni di sorrisi berlusconiani, di “tutto va bene”, all’improvviso qualcuno ha urlato che la casa stava andando a fuoco. E si è intervenuti con la solita logica emergenziale all’italiana, un po’ come facciamo da anni con i rifiuti di Napoli: invece di elaborare un piano razionale a lunga scadenza per risolvere il problema, fingiamo di dimenticarcene per un po’ e poi, quando la puzza è davvero insopportabile, lanciamo l’allarme e urliamo ai quattro venti che bisogna fare subito e fare bene. L’opposizione inizia a dire che il governo è irresponsabile e deve andare a casa e riprende la solita tarantella tricolore. Fatto sta che la manovra finanziaria naturalmente è passata, perché nessuno ha avuto il coraggio di mettersi di traverso e prendersi la responsabilità di un mancato pareggio di bilancio, imperativo categorico da raggiungere entro il 2013, per non rischiare di uscire dall’Europa. Oppure di finire nell’Europa B, un po’ come è accaduto alla Grecia.

Dal fatto che tutto andava bene, siamo passati a quello diametralmente opposto: la crisi è nera e tutti devono fare sacrifici. Tutti? Diciamo i soliti. Dopo aver annunciato un po’ di provvedimenti che sembravano QUASI di sinistra (come il contributo di solidarietà, con aliquota 5% e 10% rispettivamente per l’eccedenza di redditi sopra i 90.000 euro e i 150.000), la manovra è diventata totalmente a favore della solita nicchia dorata, per abbattersi come un uragano (ma non Irene, uno più cazzuto) sulla maggior parte degli italiani, quelli insomma dalle mille euro al mese se va bene. Niente di straordinario: la classe politica, sia di destra o di sinistra, va sempre a braccetto con la classe che detiene il potere economico. Un solo appunto alla sinistra: smettetela di dire che “chi ha di più, deve dare di più”, “chi è più ricco deve pagare di più”. Non è vero: chi è più ricco non deve pagare di più, deve pagare esattamente come chi non è ricco, ma in proporzione. A livello percentuale, l’impatto dev’essere lo stesso. Smettiamola di dare l’impressione che vogliamo vendicarci dei ricchi come se essere ricchi fosse una colpa. Piantiamola pure, soprattutto, di dare l’impressione che se un ricco paga le tasse sta facendo l’elemosina alle classi meno abbienti. Ripassate le tabelline, per favore.

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