Manovra Finanziaria 2011: Iva, aliquote Irpef e pensioni

Cosa cambia per l’Iva, per le aliquote Irpef e per le pensioni? La manovra finanziaria 2011 è l’argomento del momento. Il testo integrale è già stato pubblicato. CLICCATE QUI per consultarlo. Bisogna specificare che il testo del decreto legge 13 Agosto 2011 non è definitivo. Saranno possibili più emendamenti, come stessi membri della maggioranza hanno concesso, uno fra tutti Calderoli. Il ministro della Semplificazione ha però precisato che le modifiche non potranno snaturare l’impianto sostanziale della manovra finanziaria 2011. Cambiare sì, smontare no:”Il testo può essere modificato e migliorato a saldi invariati – ha spiegato il ministro leghista -. Ma non può essere smontato perché se questo dovesse accadere si rischierebbe il default economico del Paese”. Forse non è catastrofismo, ma è comunque voler far comprendere alla gente che la situazione è inutile. Forse non è inutile ricordare velocemente il significato della parola “default”. In termini non tecnici, se consideriamo una nazione come un’azienda, possiamo dire che uno Stato fa default nel momento in cui non riesce più a pagare i suoi debiti con i soldi che produce (PIL, Prodotto Interno Lordo). Raggiungere il pareggio del bilancio nel 2013 vuol dire riuscire a pagare gli interessi del nostro debito pubblico, senza scadere nell’insolvenza. “Pareggio di bilancio” non significa, come potrebbe sembrare, annullare il debito (il quale ha recentemente sfondato il tetto dei 1.900 milioni di euro), ma semplicemente riuscire a rispettare le scadenze entro le quali l’Italia deve pagare gli interessi sul suo mastodontico debito. Per farlo, Tremonti ha la necessità di rastrellare 45,5 miliardi di euro. Va da sé che la manovra non piace a nessuno o comunque non può piacere a tutti: da qualche parte e da qualcuno lo Stato deve pur spremerli questi soldi. Eppure la manovra sta spaccando persino il Pdl, con numerose voci che si levano contro il decreto legge tremontiano. Persino il quotidiano Libero, fedele vassallo del Cav, ha chiamato “rapina” questa manovra. Motivo: il previsto “contributo di solidarietà” colpirà i contribuenti che dichiarano oltre 90.000 euro e oltre 150.000 euro. Il denaro dichiarato in eccedenza rispetto a questi tetti, verrà tassato nel primo caso con un’aliquota del 5% e nel secondo del 10%. Va da sé che non è un grosso sacrificio per chi dichiara simili cifre (che non sono affatto guadagni da “ceto medio” come vorrebbe Libero). Eppure, nonostante un’emergenza che rischia di capolvere il paese, non pochi benestanti (questo è il termine giusto) piangono miseria di fronte a una tassa che li porterà a un insignificante esborso (insignificante rispetto ai loro guadagni). Ma siamo ancora nella fase degli aggiustamenti di tiro: il “contributo di solidarietà” (nome orrendo, come se per i benestanti pagare le tasse non fosse un dovere, ma un favore fatto allo stato e ai meno abbienti), previsto per i prossimi tre anni, potrebbe essere “rateizzato”, ma soltanto in concomitanza con l’aumento dell’Iva, particolarmente voluto da Berlusconi. L’aumento dell’Iva sì che è democratico: colpisce tutti (dall’acqurente di una busta di latte a quello di un bene di lusso), difficilmente può essere evaso e si nota molto di meno di una tassa extra da sborsare sull’unghia, visto che succhia un po’ di soldi in più ma con dolcezza, gradualmente. Praticamente senza che ve ne accorgiate.

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