Marcello Pittella (Pd) indagato per “corruzione elettorale”

Marcello Pittella (Pd), presidente della Regione Basilicata, è stato iscritto al registro degli indagati con l’ipotesi di “corruzione elettorale”, nell’ambito dell’inchiesta sul dissesto del capoluogo.

Già nelle scorse settimane gli inquirenti avevano notificato i primi avvisi di garanzia al governatore, il cui nome appare in fondo a una lista di 35 soggetti indagati con lui. Fra questi Vito Santarsiero (Pd) ex sindaco e oggi consigliere regionale, Franco Mollica (Udc) vecchia guardia del consiglio regionale lucano e Giuseppe Ginefra e Federico Pace (ambedue Pd).

Si tratterebbe, secondo fonti giudiziarie, di un atto dovuto e prudente: il reato di corruzione elettorale è nato con il “Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali”. Più in là la sua applicazione è stata ampliata a differenti consultazioni, comprese quelle provinciali e regionali.

Viene puntio “chiunque, per ottenere, a proprio od altrui vantaggio, la firma per una dichiarazione di presentazione di candidatura, il voto elettorale o l’astensione, da’, offre o promette qualunque utilità a uno o più elettori”. Recentemente la Cassazione ha sottolineato e spiegato che, per far scattare le pene previste, da sei mesi a tre anni di reclusione, è sufficiente la prova dell’avvenuta promessa elettorale illecita, indipendentemente dalla sua accettazione.

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Marcello Pittella (Pd) indagato per “corruzione elettorale”. Nella stessa inchiesta indagati Vito Santarsiero (Pd), Franco Mollica (Udc), Giuseppe Ginefra (Pd) e Federico Pace (Pd)

La polizia postale sta indagando alla ricerca di “un filmato comprovante la cessione di 10mila euro” a un funzionario dell’ufficio provveditorato del Comune, Mario Giugliano, indagato per corruzione insieme al titolare dei cellulari, Pasquale Zaccagnino, e al suo datore di lavoro, Nicola Auletta, leader della Facility srl.

L’inchiesta coordinata di Carabinieri, Finanza e Polizia municipale è iniziata alla fine del 2014, per far luce sul buco di quasi 24 milioni che ha condotto l’attuale amministrazione di Potenza alla dichiarazione di dissesto.

Fra i punti oscuri, il milione e mezzo all’anno per il business delle pulizie. La scintilla sarebbe stata la denuncia di un ex lavoratore della cooperativa barese Ariete, licenziato in seguito all’adesione del Comune alla convenzione con la centrale d’acquisto del Ministero dell’economia (Consip), al termine dello scorso consiglio.

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