Monte dei Paschi di Siena

Monte dei Paschi di Siena? Come “Weekend con il morto”

Come sa chi ha letto i miei precedenti articoli, mi piace sempre iniziare a parlare del tema economico che devo affrontare utilizzano un film come metafora, a dimostrazione del fatto che l’Economia in realtà non è una materia complessa, ma è volutamente resa tale con paroloni e inglesismi, dai pochi che gestiscono i nostri soldi a proprio beneficio.

L’attuale crisi del Monte dei Paschi di Siena, di cui i media italiani parlano con finta sorpresa, nonostante siano ormai più di tre anni che la banca sopravvive soltanto grazie a corposi aumenti di capitale e aiuti di stato e aiuti indiretti della BCE (come altre banche italiane), mi ricorda la divertente commedia del 1989 “Weekend con il morto“, in cui i protagonisti si disperano per far credere che il loro capo, ucciso all’inizio del film, sia vivo e vegeto, inventandosi ogni genere di buffo stratagemma per farlo sembrare meno… esanime.

Metaforicamente ciò non è poi così diverso da ciò che è stato fatto dallo Stato italiano, dalla BCE e dalle autorità di vigilanza in questi anni hanno per far sembrare viva e operativa una banca che, dopo anni di pessima gestione e oscuri rapporti con politica e massoneria, aveva raggiunto un punto di non ritorno. Forse la speranza era che gli investitori non se ne accorgessero o minimizzassero, acconsentendo agli aumenti di capitale, così da risanare la banca in silenzio. Ma, nonostante i vari prestiti di Stato del governo Monti, aumenti di capitale per investitori privati, i tagli al personale e alle filiali (che comunque restano numerose e costose come per molte altre banche italiane) la situazione non è cambiata, probabilmente perché i bilanci di MPS erano compromessi molto più gravemente di quanto potesse apparire.

Come già scrissi oltre tre anni fa, il problema nei bilanci delle banche è che, a causa dei derivati, quantificare i rischi e le perdite potenzialmente subite è quasi impossibile, dato che i “contratti derivati” non sono altro che complicate e oscure scommesse (nella forma di complicatissime formule matematiche e un linguaggio in codice in inglese con termini quali plain vanilla, put, call, swap, ecc.) in cui si potrebbe perdere molto più di quanto investito (scommesso). I derivati sono scommesse che nascono con la funzione di assicurare il contraente, coprendo il rischio di perdite da eventuali investimenti, ma le banche negli anni della grande esuberanza e avidità hanno sottoscritto enormi somme in derivati a pura finalità speculativa. In questo modo, una banca potrebbe essere esposta per somme enormemente maggiori rispetto a quelle che risultano all’Attivo del Bilancio, senza che tale rischio risulti dai libri contabili.

L’inizio della fine di MPS iniziò nel 2008 con operazioni in derivati denominate profeticamente “Santorini” (che avevano lo scopo di nascondere le perdite di bilancio di MPS) e qualche anno dopo “Alexandria” conclusi rispettivamente con la collaborazione di Deutsche Bank e Nomura. Altre oscure operazioni riguardarono la cartolarizzazione di Chianti Classico e un prestito ibrido denominato ironicamente Fresh.

Queste operazioni di scommessa, complicate e finite male, secondo le accuse avrebbero gonfiato i bilanci del Monte dei Paschi di Siena per circa 2 miliardi di euro, finendo per compromettere ulteriormente l’istituto di credito, già debilitato da tanti anni di operazioni opache ed economicamente inopportune (come l’acquisto di Banca Antonveneta) degli ex vertici, Giuseppe Mussari, Antonio Vigni, Gianluca Baldassarri rinviati a giudizio con le accuse di falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo all’autorità di vigilanza e aggiotaggio.

I mercati se ne sono accorti, visto che negli ultimi 10 anni il titolo MPS ha perso il 99,8% (immagine), ma pare che nè i cittadini, nè tantomeno i media, abbiano affrontato il tema dei rischi della banca in questi anni.

Anche gli stress tests della BCE condotti questa estate hanno segnalato che MPS non aveva capitale sufficiente alla copertura dei prestiti nel caso di shock.

Questa e altre notizie, tuttavia, sono state date il più possibile senza risalto, come se fosse tutto a posto.

Da un lato, vi è la questione, sicuramente delicata, del fatto che se si mette in dubbio la situazione patrimoniale o di liquidità di una banca, automaticamente la fiducia sulla banca, vi sarebbe la cosiddetta “fuga agli sportelli” e qualunque banca fallirebbe. Dall’altro lato, tuttavia, ritengo altrettanto grave che i depositanti non siano informati della reale situazione patrimoniale della banca a cui hanno affidato i propri risparmi.

Nella vicenda MPS, l’ormai ex presidente del consiglio Renzi, noto per la sua serietà, limpidezza e onestà, a gennaio faceva addirittura tele-promozione delle azioni MPS affermando che “MPS è risanata, ora investire è un affare”. Al di là della grave inopportunità di tali affermazioni da parte di un personaggio politico di tale livello, da allora il titolo ha perso un ulteriore 75% a dimostrazione di come la politica (almeno quella rappresentata da Renzi) o si muoveva nella completa ignoranza di ció che accadeva, o aveva totale malafede di un giocatore di poker che bluffa sperando che l’avversario faccia ciò che vuole. In ogni caso la dice lunga su come diventa cruciale per ognuno di noi non credere alla politica e ai media e informarsi autonomamente.

La vicenda e i pericoli delle 4 banche coinvolte nei meccanismi di “risoluzione” lo scorso novembre (Banca Etruria, Banca delle Marche, CariFerrara, CariChieti) dimostra che, nell’attuale contesto normativo e di politica europea, le “vittime sacrificali” per salvare le banche sono i risparmiatori che gli affidano i propri risparmi.

Le indagini svolte in occasione di recenti scandali dimostrano come gli “azionisti” e “obbligazionisti subordinati” non erano avidi speculatori consapevoli che rischi che assumevano, ma semplici risparmiatori, spesso ignoranti in materia finanziaria, che subivano pressioni fortissime e manipolazioni da parte degli impiegati di banca (a loro volta incentivati/minacciati a farlo dalle direzioni generali) per acquistare prodotti in vista degli aumenti di capitale degli istituti di credito.

Per questo ritengo che le regole europee sul bail-in, approvate con direttiva 59 del 2014 e in vigore all’inizio di quest’anno siano vergognose e assurde. Vengono fatti pagare i misfatti degli amministratori ai depositanti che non c’entrano nulla, sapendo benissimo che spesso vengono “dirottati” inconsapevolmente su strumenti finanziari rischiosi come azioni e obbligazioni subordinate dall’impiegato di banca sotto casa.

A questo punto tuttavia una polemica sarebbe sterile e inutile,  mentre ritengo che sia fondamentale conoscere il quadro per potersi muovere in anticipo e salvare i propri risparmi.

Da indiscrezioni uscite sulla stampa  per risolvere la grave situazione del Monte dei Paschi di Siena la BCE (alla quale abbiamo ormai ceduto i nostri poteri di vigilanza prima in capo alla Banca d’Italia) e l’Unione Europea avrebbero acconsentito ad un “aiuto di Stato” a patto che vi fosse un “burden sharing”. L’inglesismo, come di solito avviene, nasconde la fregatura per l’uomo comune. In questo caso significa “condivisione dell’onere”, cioè il fatto che l’aiuto di Stato sarà autorizzato solo se condiviso da una perdita di azionisti e obbligazionisti subordinati di MPS che vedrebbero azzerato (o fortemente ridotto) il valore del loro investimento in caso di risoluzione. In sostanza ciò che già abbiamo visto per le 4 banche coinvolte nella risoluzione di un anno fa.

I dettagli dell’operazione non sono ancora noti e probabilmente (come avviene di solito in questi casi) verranno diffusi a cose fatte, per evitare contromosse dei risparmiatori e dei mercati (salvo ovviamente chi riceve informazioni riservate e fa speculazioni di conseguenza). In queste ore si starebbe anche ipotizzando di una possibile riapertura dei termini dell’aumento di capitale privato (scaduti qualche giorno fa dopo un insuccesso), che dovrebbe scongiurare per adesso eventuali azzeramenti di azioni e obbligazioni subordinate e far pagare tutto a nuovi eventuali soci privati.

Qualunque sarà la soluzione, ci sarà dato saperla a cose fatte.  

Andando oltre il caso MPS, come risparmiatori, qualora abbiate azioni od obbligazioni subordinate della vostra banca, credo che il primo passo sia essere consapevoli dei rischi che si corrono, in particolare rispetto alla possibilità prevista dalla direttiva bail-in.

Talvolta queste obbligazioni e azioni non sono nemmeno “liquide”, cioè significa che non possono essere vendute sul mercato e si rimane “incastrati” nell’investimento.

Se invece sono liquidabili, valutate bene, in base alla perdita, se siete disposti a correre questo rischio (ad esempio se dai bilanci potete ritenere che la vostra banca sia solida e comunque garantisce buoni rendimenti).

Quantificate bene il rischio e valutate bene se siete disposti a correrlo.

Non ha senso vivere nella paura e generalizzare. Serve che ciascuno di noi non stia ad aspettare che l’informazione o le istituzioni ci proteggano, perchè l’esperienza recente purtroppo mostra che spesso il risparmiatore è considerato l’agnello sacrificale per garantire la “stabilità del sistema finanziario” e se tutti ritirassero i propri soldi o non investissero in determinati strumenti (assumendo rischi enormi per rendimenti bassissimi) molte banche chiuderebbero immediatamente. Occorre distinguere da banca a banca e dobbiamo essere noi singoli risparmiatori a farlo, con i mezzi che abbiamo a disposizione. Non serve essere esperti di finanza per fare delle ricerche in internet sulla vostra banca, su eventuali scandali e notizie recente. Nel sito web della banca devono inoltre essere obbligatoriamente pubblicati i bilanci e dei report semplificati della stessa in cui poter valutare lo stato sintetico della solidità della banca.

La solidità va valutata in un duplice profilo: “liquidità” (cioè quanto denaro liquido ha la banca per poter far fronte ai prelievi dei depositanti) e quello del “patrimonio” (inteso come il valore delle Attività della banca, cioè titoli e prestiti concessi, a fronte delle Passività che essa ha).

Quando si parla di “lotta al contante” con il pretesto di criminalità ed evasione fiscale, in realtà si vuole evitare che i depositanti prelevino i propri soldi dalle banche in difficoltà piuttosto. Questo spiega perchè Paesi come la Germania, Finlandia, Austria, Svezia, Svizzera, Stati Uniti, Regno Unito, ecc. non hanno limitazioni all’uso del contante, mentre questi limiti sono stati recentemente imposti in Grecia, Portogallo, Spagna, Francia Italia, India, ecc.

Se leggete questa tabella riassuntiva noterete che quasi sempre limiti all’uso del contante sono associati a Paesi con sistema finanziario debole piuttosto che la presenza di associazioni criminali.

Dedicherò un successivo articolo su questo aspetto di “Fai da Te”, ma per ora mi limito a chiudere come sempre, ricordando che dobbiamo fare da noi, imparare a informarci e proteggerci da soli, per tutelare i risparmi di una vita.

di Alessandro Rosanio

 

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