Musica in auto? Può costarvi 1.300 euro di multa

La Cassazione ha cambiato musica. Letteralmente. A seguito di una decisione presa dalla terza sezione penale, difatti, ascoltare la radio ad alto volume in auto sarà punibile dalla legge anche rispetto al codice penale.

Note dolenti, insomma, per gli adepti del sound ad “alta quota” e per gli ascoltatori seriali della musica a palla. È stato un automobilista messinese, con un impianto stereo dotato di ben tre amplificatori, a subire le conseguenze di questa nuova sentenza. Fermato dalla polizia, di sera, per le strade cittadine, l’uomo non solo è stato privato della sua radio “da paura”, ma è stato accusato pure di disturbo del riposo e delle occupazioni delle persone.

Le norme vigenti, in questo senso, sono piuttosto chiare: il volume deve sì consentire di guidare in piena e totale sicurezza, permettendo al proprietario del veicolo di avvertire i rumori esterni all’abitacolo, ma deve anche evitare di disturbare il vicinato e, più in generale, una collettività indeterminata. Poco importa, quindi, se la musica in questione tocca le corde del cuore o spinge l’anima verso luoghi sconosciuti.

radio

Se a vibrare sono i marciapiedi o i palazzi circostanti, non c’è accordo che tenga. A nulla sono valse, in effetti, le lamentele dell’automobilista messinese rispetto alla mancata acquisizione, da parte della polizia, di denunce dei residenti o di accertamenti comprovanti l’effettiva molestia del rumore provocato dal suo impianto stereo. Ai fini della condanna, alla terza sezione penale è stato sufficiente acquisire il resoconto fatto da uno degli agenti che hanno provveduto al sequestro dell’autoradio.

Unica scappatoia plausibile, per lo sprovveduto molestatore musicale, sarebbe potuta essere una strada trafficata, in pieno giorno. A quanto pare, l’illecito penale si consuma anche in relazione alla concreta situazione ambientale. Di conseguenza, sarebbe stato molto più difficile contestare il reato rispetto al caos mattutino di una grande città. Ma, nel frattempo, l’uomo ha visto svanire i suoi sogni di gloria e si è visto costretto a pagare più di 1.300 euro di ammenda e di spese processuali.

di Rosamaria Cinquegrana

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