Renzi Di Maio

Parte caccia a 40%: M5S contro Renzi, cosa succederà nel 2018

Come prevedibile, la sceneggiata del patto “pacificatore” fra le quattro principali forze politiche italiane (Pd, Lega, M5S, Forza Italia) è terminata con un nulla di fatto.

Diciamocelo: le elezioni anticipate non le voleva nessuno.

M5S grida “al voto, al voto!”, ma sa benissimo che gli conviene aspettare il 2018. Primo, perché la probabile vittoria in Sicilia (si vota a novembre per le Regionali) sarà un volano verso la vittoria alle Politiche. Secondo, perché la legge di bilancio di fine anno sarà aromatizzata a lacrime e sangue. E andare a votare dopo una mazzata sulle tasche degli italiani, somministrata da un governo targato Pd, è una prospettiva molto appetibile per i pentastellati.

A Renzi e al Pd, in affanno nei sondaggi (M5S è sempre primo partito, Di Maio è il candidato Premier preferito), non resta che comprare tempo, alla ricerca di una strategia vincente per far fuori in qualche modo i grillini.

Come Renzi ha spiegato al Corriere, non si voterà prima di altri 10 mesi e lo si farà proprio con il Consultellum o con un suo derivato, quindi con un proporzionale addizionato da una soglia per il premio di maggioranza al 40%.

In questa prospettiva, Renzi ha un anno di tempo per mettere insieme una lista unica che possa aspirare a questo fatidico 40%

“Alla Camera il premio al 40% consente di tentare l’operazione maggioritaria, anche se non è facile. Con le forze alla sinistra del Pd siamo alleati in molti Comuni dove ora si vota. Pisapia ha fatto per cinque anni il sindaco di Milano con il contributo fondamentale del Pd. Noi ci siamo; vediamo che farà lui”.

Renzi, insomma, vuole ancora una volta il ballottaggio fra la sua maxi lista in cui infilare chiunque ci sta (dai partitini di sinistra ai centristi come Alfano e Casini) e il MoVimento 5 Stelle: o noi o loro.

Chi dei due riuscirà a raggiungere il 40%? Risposta: con ogni probabilità nessuno.

Perché fra il listone Pd+sinistra+centro e il M5S c’è il polo di Centrodestra (Berlusconi+Salvini+Meloni) che aritmeticamente vale circa un terzo del voto degli italiani.

Ma Renzi cerca comunque lo scontro frontale con il M5S nel 2018, sorretto dal miraggio del 40%, cifra ormai emblematica del suo percorso politico fatto di alti e bassi da mal di mare (solo bassi, ultimamente), dal 40% delle europee 2014 al 40% del referendum costituzionale.

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