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Pensioni notizie quattordicesima e Ape: le novità “sociali” di Renzi sono becera propaganda

PENSIONI ULTIME NOTIZIE (9 LUGLIO 2017) – LA NARRAZIONE RENZIANA SU QUATTORDICESIMA E APE SMONTATA CON I FATTI

Non è la prima news che dedichiamo al tema Matteo Renzi e pensioni, in particolar modo trattando le inesattezze della propaganda politica dell’ex sindaco: oggi un bell’articolo apparso sul Manifesto, firmato da Massimo Franchi, ci dà l’occasione per tornare sull’argomento.

Il giornalista dello storico quotidiano di sinistra infila una bella serie di fact checking su quello che Renzi dice e su quello che è realmente accaduto.

La quattordicesima e l’Ape (Sociale e Volontaria), spacciate come grande “svolta sociale” da Renzi, non sarebbero infatti tutta farina del suo sacco.

Pensioni ultime notizie sulla “riforma sociale” di Renzi (9 luglio 2017): ecco come stanno le cose su quattordicesima e Ape, di fatto

Primo punto, sono stati l’opposizione di sinistra, (a volte) la minoranza Pd e i sindacati a spingere sull’esigenza di misure per aiutare le pensioni più magre e i lavoratori anziani che non ce la fanno più.

Il progetto risale già al 2014, una Piattaforma firmata dai leader di Cgil, Cisl e Uil il 10 giugno 2014, per raggiungere obiettivi come la tutela dei giovani, l’adeguatezza delle pensioni, l’accesso flessibile al pensionamento, la rivalutazione delle pensioni (a cui proprio il governo Renzi non ha dato un rimborso , causando un mare di ricorsi).

Ma Renzi i sindacati non li voleva proprio stare a sentire e, preferibilmente, nemmeno vedere: nel 2014 ci fu un unico in contro, un’ora e 46 minuti, l’8 ottobre. Risultato: tutte le suddette richieste caddero nel vuoto, ignorate dalla legge di Bilancio, al contrario delle pretese di Confindustria o di chi voleva eliminare l’Imu senza alcuna distinzione. per non parlare dell’eliminazione dell’articolo 18.

Quando è che Renzi si è ricordato delle pensioni? Naturalmente qualche settimana prima del referendum costituzionale, nel tentativo di raccattare voti con un po’ di elemosine sul sociale: solo allora Renzi si è degnato di inviare i suoi economisti (Luigi Marattin, Marco Leonardi e Tommaso Nannicini) per discutere con i sindacati, con il ministro del Lavoro Giuliano Poletti come tramite.

Risultati insomma strappati con le pinze e a uso e consumo elettorale (andato pure malissimo). E adesso Renzi vuole farci credere che si tratti di obiettivi a cui teneva tanto, ma proprio tanto.

Come abbiamo già ricordato cinque giorni fa nelle nostre ultime notizie sulle pensioni, la quattordicesima non è una invenzione di Matteo Renzi. Lui si vanta di “averla data a 3,5 milioni di pensionati”, ma in realtà la quattordicesima esisteva già molto prima di lui, introdotta ai tempi in cui Cesare Damiano era ministro del Lavoro, governo Prodi (2007).

Vogliamo parlare dell’Ape Sociale? Renzi ha ben poco da farsi il bello, visto che le categorie coperte dall’Ape Sociale sono molto ristrette, rispetto a quello che avrebbero voluto i sindacati. Di fatto, molte persone che ne avrebbero davvero bisogno ne risultano tagliate fuori (pensiamo agli operai edili che difficilmente lavorano sei anni di fila senza interruzioni, come richiedono i requisiti dell’Ape sociale per chi ha svolto un lavoro gravoso.

Renzi parla di “35.000 persone che ottengono l’Ape Social”. Di fatto però ci ha messo soltanto 300 milioni per il 2017, le domande presentate saranno sicuramente di più e molti finiranno in coda (cioè, di fatto, esclusi fino a nuovo ordine). Fra Ape Social e quota 41 precoci i posti in totale sono 60.000, chi non ce la fa a fare domanda entro il 15 luglio finirà a fare la fila chissà per quanto.

L’Ape volontaria, intanto, è stata vittima di continui rimandi: doveva essere pronta per Pasqua, adesso si spera di farcela entro l’estate. L’inghippo è sull’ok della Corte dei Conti, visto che l’Ape volontaria è una specie d mostro mitologico, metà Stato e metà banche e assicurazioni: di fatto, significa indebitarsi per 20 anni.

Non parliamo poi della “Fase due” che avrebbe dovuto parlare dei giovani e delle pensioni del futuro. L’ultimo incontro di pochi giorni fa non è stato in alcun modo risolutivo, mentre sul riscatto della laurea gratis si parla già di marcia indietro.

La prospettiva dei giovani lavoratori di oggi è quella di una vita da precari, seguita da una vecchiaia in povertà, con pensioni magre ed età pensionabile a 70 anni nel 2051.

Come impedirlo? C’è chi parla di un assegno di garanzia o di pensioni di base, per assicurare un minimo a tutti gli italiani, pagato dalla fiscalità generale. Ma come giustamente conclude l’articolo del Manifesto (e noi stessi lo abbiamo detto più volte), a Matteo Renzi interessa solo il consenso immediato, i bonus che infilano qualcosa in tasca oggi per avere il voto subito, non fra 30-40 anni.

 

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