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Pensioni ultime notizie riforma: fallimento conclamato, cambiamo pagina

PENSIONI ULTIME NOTIZIE (23 LUGLIO 2016) – Dopo aver parlato della quota 41, chiudiamo la settimana con una sintesi delle news degli ultimi giorni.

Non è una notizia dell’ultima ora quella della necessità di una flessibilità in uscita più agile per le pensioni. Ma sono i dati Inps del primo semestre 2016 a dimostrare la drammaticità della situazione.

Gli italiani riescono sempre meno ad andare in pensione: nei primi sei mesi di quest’anno c’è stato un calo del 34%, il che corrisponde a circa 100.000 nuovi pensionati in meno.

Se a questo aggiungiamo che i nuovi assegni sociali erogati sono praticamente la metà, rispetto a quelli erogati nell’analogo lasso di  tempo nel 2015, capiamo come i nostri anziani si trovino sempre più in difficoltà, talvolta costretti a non poter lasciare lavori faticosi persino per un  giovane, restando incastrati in fabbrica o in cantiere fin quasi ai 70 anni, talvolta sospesi in un limbo senza lavoro e senza pensione.

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Pensioni ultime notizie (23 luglio 2016): il punto della situazione è drammatico, assegni Inps sempre più magri ed è sempre più difficile andare in pensione

Le chiacchiere stanno a zero: in Italia i giovani non riescono a trovare lavoro, mentre gli anziani non riescono a lasciarlo. Il ricambio generazionale si è inceppato, ci troviamo di fronte a un problema epocale che andrebbe affrontate con una riforma pensioni intelligente e di ampia portata, sia a livello di investimenti che a livello temporale.

Bisognerebbe, insomma, usare più risorse economiche sia per rilanciare l’occupazione (visto che le nostre pensioni sono pagate dalle tasse dei lavoratori e il rapporto fra l numero dei lavoratori e quello dei pensionati si è già fatto insostenibile!), sia per aumentare la spesa previdenziale sul breve termine (o riorganizzarla distribuendola meglio, magari con un tetto massimo per le pensioni d’oro), in modo tale da risparmiare sul lungo termine.

Le pensioni italiane, per chi ha la “fortuna” di prenderle”, sono fra l’altro decisamente basse: i dati Inps sugli importi dei trattamenti pensionistici  sono da piangere lacrime amare, visto che 4 su 10 sono inferiori ai mille euro mensili (anche se in questo numero sono comprese le prestazioni assistenziali).

Di fronte a questo scenario desolante, il governo Renzi ha manifestato una totale incapacità di formulare una riforma pensioni dotata di una pur minima concretezza: che non sappiano che pesci pigliare, o più probabilmente che non abbiano alcuna volontà politica di intervenire, visto che l’Ue ha tuonato che la riforma Fornero non si tocca, fatto sta che per ora sono stati annunciati soltanto dei contentini, più simili a regalini pre-elettorali (a ottobre-novembre si vota per il fondamentale referendum costituzionale), che a progetti seri pensati per risollevare le sorti di lavoratori, pensionati e aspiranti tali.

Ultime notizie pensioni (oggi 23 luglio 2016): dov’è la riforma del governo Renzi? Solo un pugno di trovate senza senso (tranne quello di acchiappare voti)

E così ci troviamo di fronte l’Ape (anticipo pensionistico) che maschera un mutuo ventennale con le banche cercando di farlo passare per pensione anticipata; un aumento di qualche tipo sulla quattordicesima (stanno cercando di capire se raccapezzano più voti aumentandola a chi già la prende o estendendo la platea di beneficiari di un paio di milioni di persone); l’innalzamento della soglia per la no-tax area, portata a 8.142 euro, cioè lo stesso tetto al di sotto del quale un dipendente è considerato incapiente; il cumulo gratuito dei contributi versati con diverse gestioni; un bonus contributivo per i lavoratori precoci, in modo tale da “omaggiarli” di qualche mese extra di contributi per gli anni di lavoro svolti prima dei 18 anni.

Come vedete, si tratta di piccole cose slegate e buttate lì, senza un progetto organico, senza un senso, tranne quello di accattivarsi le simpatie elettorali di questo o di quel gruppetto di persone.

La nullità dell’azione del governo Renzi sul fronte pensioni è uno dei tanti motivi per votare No al referendum costituzionale, tenerci la Costituzione scritta da persone di ben altro livello e spingere per andare al voto il prima possibile.

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