pensioni ultime notizie Grecia

Pensioni ultime notizie: con Renzi finiamo come la Grecia

PENSIONI ULTIME NOTIZIE (5 FEBBRAIO 2016) – Dopo le news sul governo Renzi, oggi parliamo dello sciopero in Grecia per la riforma pensioni.

I sindacati dei pensionati in Grecia hanno paralizzato il paese con uno sciopero generale contro la riforma delle pensioni: in piazza sono scesi sia i lavoratori del pubblico, sia quelli del privato.

Il governo Tsipras pensa a un aumento delle tasse mostruoso, tale da prelevare quasi l’80% del reddito – e parliamo di persone già distrutte da anni di crisi e austerità.

Lo sciopero contro la riforma pensioni ha coinvolto anche i trasporti pubblici e in piazza sono scesi davvero tutti, dall’avvocato al camionista, dal notaio al benzinaio.

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Pensioni ultime notizie (5 febbraio 2016): l’Italia non commetta gli errori della Grecia

La riforma pensioni consiste nella riduzione del tetto massimo da 2.700 euro a 2.300 euro e riduce le pensioni minime in maniera drammatica, portandole a 384 euro (viene abolito il sussidio EKAS che portava tutte le minime a 700 euro).

Ecco quello che succede a un paese che aveva democraticamente scelto di non piegarsi all’Europa con il famoso OXI al referendum, ricadendo poi nell’errore di rieleggere proprio quell’Alexis Tsipras che l’aveva tradito.

Questo è il volere della Troika ed è questo che aspetta anche all’Italia, se il nostro paese non sceglierà un governo abbastanza coraggioso da spernacchiare questi nemici della democrazia.

Pensioni ultime notizie (5 febbraio 2016): l’evidente impotenza del governo Renzi sul fronte previdenziale

Non si tratta di scenari fantasiosi, ma di previsioni basate su fatti. A nessuno è sfuggito che il governo Renzi è del tutto impotente sul fronte pensioni: per stessa ammissione del Premier, non sono stati in grado di infilare la flessibilità in uscita nella legge di Stabilità e oggi, a distanza di oltre tre mesi, ancora non se ne vede traccia.

Un’altra promessa non mantenuta da Matteo Renzi. I famigerati burocrati di Bruxelles vogliono infatti una forte riduzione della nostra spesa pubblica e il governo Renzi esegue: per esempio tagliando miliardi alla sanità, per esempio abbandonando i lavoratori anziani al loro destino e lasciando intatta la riforma Fornero, proprio come ha chiesto di fare l’Europa.

L’unica cosa che interessa a Renzi è che l’Europa gli conceda qualche miliardo di flessibilità (sui conti pubblici, non sulle pensioni…), in modo tale da poterlo impiegare nei suoi tipici “regalini” acchiappa-voti (gli 80 euro in busta paga, i 500 euro agli insegnanti, il bonus ai neo-diciottenni, l’abolizione Imu, eccetera).

Peccato che questi miliardi di flessibilità, se verranno concessi, saranno soltanto altro debito aggiuntivo, debito che presto o tardi dovremo ripagare.

L’unica speranza per vedere una buona riforma pensioni è mandare a casa il governo Renzi: la possibilità si presenterà a ottobre prossimo votando NO al referendum costituzionale.

Evitando poi di commettere lo stesso errore della Grecia con la rielezione di Tsipras.

 

 

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