Pensioni ultime notizie: donne, le novità da sapere per il 2016

PENSIONI ULTIME NOTIZIE (8 MARZO 2016) – Le nostre news sulle pensioni, in occasione della Giornata internazionale della donna, oggi non potevano riguardare che questo: quali sono le novità per le donne pensionate o prossime all’età pensionabile? Qual è la situazione dell’opzione donna?

Iniziamo con il dire che i trattamenti previdenziali sono sempre più risicati, “grazie” anche alla riforma Fornero. La Legge di Stabilità 2016 ha tuttavia esteso l’opzione donna alla fine del 2015: se avete quindi maturato i requisiti per la pensione (corrispondenti a quelli delle vecchie pensioni di anzianità), potrete andare in pensione, a condizione di accettare un assegno Inps decisamente più ridotto.

In Italia c’è sempre stata una sorta di competizione fra le pensioni di vecchiaia e quelle di anzianità, cioè quei trattamenti pensionistici che possono essere riscossi in anticipo sull’età pensionabile (65 anni per gli uomini e 60 anni per le donne), tenendo presente che questo vale per il mondo del lavoro privato.

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Pensioni ultime notizie (8 marzo 2016): previdenza donne, dalla riforma Amato a quella Monti-Fornero. In pensione sempre più tardi

Dal 1993 in poi, con la riforma Amato, l’età per accedere alle pensioni di vecchiaia è aumentata gradualmente. In quegli anni alle donne bastava raggiungere l’età anagrafica di 55 anni per andare in pensione, una soglia molto bassa, senza rivali in Europa. Questa situazione privilegiata è stata smantellata fra il 2011 e il 2012, con l’equiparazione dell’età pensionabile fra uomini e donne.

Dal 1° gennaio 2012 le donne (lavoratrici nel privato) hanno visto un aumento dell’età pensionabile da 60 a 62 anni, soglia poi nuovamente aumentata nel 2014-2015 a 63 anni e 9 mesi, nel 2016 a 65 anni e, infine, nel 2018 salirà a 66 anni. L’accelerazione è stata causata dalla riforma Fornero confezionata dal governo Monti.

Pensioni ultime notizie (8 marzo 2016): prorogati i termini per l’opzione donna, timori per la reversibilità

L’unica via di salvezza è quella stabilita dalla legge Maroni del 2004: 57 anni di età (uno in più per le lavoratrici auotnome) e calcolo contributivo (svantaggioso rispetto al retributivo). L’ultimo treno per questa scappatoia era stato stabilito per il 30 novembre 2014 (30 dicembre per le dipendenti statali): le donne che avevano maturato i requisiti (non solo l’età, ma anche 35 anni di contributi versati) entro quella data erano dentro, le altre fuori.

La legge di Stabilità 2016 ha invece prorogato questi termini, fissando il nuovo paletto al 31 dicembre 2015. Quest’anno, inoltre, dovremmo vedere novità poco piacevoli sulle pensioni di reversibilità, percepite in gran parte da donne vedove: il governo Renzi nega, ma la carta canta.

 

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