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Pensioni ultime notizie: la novità di Renzi più che un’Ape pare una zanzara

PENSIONI ULTIME NOTIZIE (13 MAGGIO 2016) – La flessibilità in uscita è stato il tormentone per mesi e mesi, con continui proposte e continue promesse che si sono avvicendate, smentite, combattute, in una serie infinita di notizie sulle pensioni.

Il detto popolare parla di una montagna che partorisce un topolino: Matteo Renzi invece, dopo tanto rumore, se ne è uscito con un’Ape. Che purtroppo, più che un utile e laborioso insetto, pare una zanzara: cioè una succhia-sangue.

Spieghiamo perché. La novità del governo Renzi dovrebbe riguardare i nati fra il 1951 e il 1953, cioè dei lavoratori anziani ormai vicini a maturare il requisito anagrafico necessario per accedere alle pensioni di vecchiaia (circa 67 anni, come prescrive l’odiata riforma Fornero).

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Pensioni ultime notizie (13 maggio 2016): la flessibilità in uscita alla Renzi non ci convince. L’Ape significa indebitarsi e accettare contemporaneamente una penalità

L’Ape (Anticipo PEnsionistico) quindi dovrebbe consentire una pensione anticipata da uno a tre anni. Ma chi paga questi anni extra? Semplice: le banche. Naturalmente il pensionato dovrà poi restituire a rate le mensilità percepite grazie al prestito bancario (quindi da un minimo di 12 a un massimo di 36).

Non finisce qui: il pensionato dovrà accettare anche un taglio sull’assegno Inps dall’1% fino al 4%.

Pensioni ultime notizie (13 maggio 2016): a chi giova l’Ape? Di certo non a chi sceglie di indebitarsi fino alla tomba con le banche!

L’Ape, in poche parole, lascia il pensionato sia indebitato che decurtato. Chi dovesse andare in pensione con tre anni di anticipo, per fare un esempio pratico, si troverebbe a dover restituire 36 mensilità. Anche nel caso in cui le restituisse un terzo alla volta (con un sacrificio difficilmente sostenibile, nel caso di pensioni intorno al migliaio di euro o addirittura inferiori!), significherebbe essere indebitato per la bellezza di 9 anni! Debito a cui va aggiunta la piccola decurtazione, spiegabile solo con il fatto che serva allo Stato per pagare gli interessi alle banche!

Sicuramente si tratta di una proposta sostenibile per la nostra spesa previdenziale, piacerà senz’altro all’Ue che ci dice di non provarci nemmeno a fare una nuova riforma pensioni, ma a noi pare che – ancora una volta – siano soltanto le banche a guadagnarci, intascandosi gli interessi sul prestito. Davvero vale la pena, ormai non lontani dai 70 anni, di indebitarsi con le banche per lavorare uno o due anni di meno? Noi ci vediamo un flop annunciato, come è stato per il Tfr in busta paga, forse buono come spot elettorale, di certo non nel mondo reale.

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