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Pensioni ultime notizie: la promessa non mantenuta da Renzi

PENSIONI ULTIME NOTIZIE (7 MARZO 2016) – Lo avevamo già detto nelle nostre news sul governo Renzi e la riforma pensioni: aspettarsi grandi novità da questo esecutivo è purtroppo una grossa illusione. Dopo tante chiacchiere sulla flessibilità in uscita, questa non è stata inserita nella legge di Stabilità 2016 come era stato annunciato. Sono anche passati i tre mesi di riflessione che Matteo Renzi si era preso (per non fare gli errori fatti da altri nel passato, aveva spiegato).

E oggi ci tocca constatare, con le ultime notizie sulle pensioni che arrivano dal programma di Barbara D’Urso (Domenica Live, Canale 5), che un’altra promessa non è stata mantenuta dal Premier.

Nel salotto della conduttrice di Mediaset, Renzi ha detto, testuali parole:” Finché non sono certo di poterlo fare, non prendo impegni sull’aumento delle pensioni“. Peccato che, in realtà, l’ex sindaco di Firenze questo impegno lo aveva già preso!

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Pensioni ultime notizie (7 marzo 2016): Renzi traccheggia sugli aumenti, dimenticando che li aveva già annunciati quasi due anni fa

Chi segue le nostre ultimissime sulle pensioni ricorderà infatti che nell’aprile del 2014,  a Torino, Renzi aveva annunciato per il 2015 un intervento sulle “pensioni per chi guadagna meno di mille euro al mese”, ammettendo che questo non era possibile entro il 2014. Da allora sono passati quasi due anni e la situazione è ancora in stallo.

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La contraddizione è evidente e questo temporeggiare di Renzi sulle pensioni possiamo spiegarcelo soltanto con due motivi. Il primo è che l’Ue non vuole assolutamente che la spesa previdenziale e la spesa pubblico tout court aumentino. Si è già parlato di una riforma pensioni “a costo zero” o a “somma zero”, ma tutti capiscono che se per aumentare le pensioni sotto i mille euro (che costituiscono oltre il 40% del totale) bisogna trovare le risorse all’interno dell‘Inps, si tratta di un gioco delle tre carte che toglie da una parte e mette dall’altra (in poche parole, sarebbero gli stessi pensionati a finanziare tutto).

Il secondo motivo che possiamo immaginare è che Renzi vuole tenersi buona la carta dell’aumento delle pensioni (almeno presunto, perché è giusto ricordare che gli 80 euro dati a qualche milione di italiani in busta paga sono costati a tutti quanti l’aumento di tasse e imposte locali, nonché il taglio di diversi servizi, Sanità in primis) in occasione dei prossimi appuntamenti elettorali, in particolar modo per il referendum costituzionale per il quale Renzi ha messo sul piatto la sopravvivenza stessa del governo.

Non ci stupirebbe che prima del referendum costituzionale, quindi verso settembre, venisse annunciato un aumento delle pensioni nella legge di Stabilità di fine anno. Un modo implicito – ma piuttosto chiaro – di avvisare i pensionati: “Guardate che se vince il NO al referendum e salta il governo, saltano pure gli aumenti sulle pensioni”.

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