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Pensioni ultime notizie: le novità di Renzi sulle spalle dei disperati

PENSIONI ULTIME NOTIZIE (3 GIUGNO 2016) – A Renzi piace giocare a fare il ribelle con l’Ue: eppure, alla prova dei fatti, l’ex sindaco di Firenze obbedisce con puntualità agli ordini di Bruxelles.

La riforma Fornero non andava toccata e non è stata toccata: le novità per le pensioni in arrivo dal governo Renzi sono un po’ come dare un cerotto a un malato di cancro. La legge Fornero resta blindata e intatta.

Le ultime notizie sulle pensioni si stanno concentrando sulle possibilità di flessibilità in uscita che dovrebbero essere contemplate nella prossima legge di Stabilità. Purtroppo, a ben vedere, si tratta di interventi molto limitati e per lo più poco convenienti per i lavoratori.

Le novità interessano gli over 63 (63 anni e 7 mesi per la precisione, cioè persone a meno di tre anni di distanza dalla pensione di vecchiaia).

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Pensioni ultime notizie (3 giugno 2016): le novità del governo Renzi sono a carico nostro

Partiamo dall’APE (anticipo pensionistico) dove entrano in gioco le tanto amate (dal governo Renzi) banche: ne abbiamo già parlato, non si tratta altro che di indebitarsi con gli istituti di credito privati per avere uno, due o tre anni di pensione.

Fate voi il conto, arrivati alla soglia dei 70 anni e andati finalmente e davvero in pensione, quanto tempo servirà per estinguere questo debito (nella migliore delle ipotesi, con un anno di mensilità da restituire, a botte di un quinto alla volta ogni mese, si tratta di cinque anni da indebitato).

La situazione si è poi complicata con l’arrivo di Rita (Rendita integrativa capitale sufficiente): in questo caso l’anticipo attingerebbe dal fondo di previdenza complementare.

Nel progetto di “riforma pensioni” del governo Renzi sarà possibile per il lavoratore anche una scelta mista, con un anticipo pensionistico che arriverà un po’ dall’azienda, un po’ dalle banche e un po’ dal fondo di previdenza.

E non finisce qui, perché oltre ad accettare di indebitarsi con l’Ape Rita (meno credibile dell’Ape Maia), queste pensioni anticipate prevedono pure una decurtazione (si parla di un 2% per ogni anni di anticipo come minimo, fino a un massimo dell’8%: per chi dovesse andare in pensione con tre anni di anticipo, dunque, le penalizzazioni oscillerebbero fra il 6% e il 24%)

leggi anche: la lettera da inviare per il rimborso pensioni integrale

In soldoni, il governo Renzi propone una misura che sarà quasi interamente sul groppone degli stessi pensionati, mettendoci solo circa 600 milioni di soldi pubblici: dopo decenni di contributi versati, per andare in pensione qualche anno prima gli over 63 dovranno indebitarsi, bruciarsi parte della rendita integrativa, accettare decurtazioni sul trattamento pensionistico.

Chiunque capisce che simili condizioni sono accettabili solo da persone che, avendo perso il lavoro e non avendo altre fonti di reddito, sono disposte a tutto pur di ricevere una mensilità indispensabile per sopravvivere.

Questo è lo scenario, piuttosto drammatico e umiliante, che propone il governo Renzi: dagli incontri con i sindacati e dalle loro proposte – nostra umile opinione – c’è poco da aspettarsi. In Francia i sindacati e i lavoratori francesi sono stati in grado di bloccare il Paese per evitare il loro Jobs act: qui in Italia siamo come pecore sparse senza pastore.

Forse perché i pastori sono tutti a mangiare arrosticini seduti allo stesso tavolo.

ps. per chi non fosse esperto di cucina abruzzese, gli arrosticini sono fatti con carne di pecora…

 

 

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