Pensioni novità Renzi

Pensioni ultime notizie: vita incerta fra flessibilità e voucher

PENSIONI ULTIME NOTIZIE (18 MAGGIO 2016) – In attesa di una nuova sentenza sul rimborso pensioni, parte il confronto fra Renzi e i sindacati sulla mini-riforma pensioni in arrivo.

Da mesi e mesi si parla di flessibilità in uscita: dopo annunci, delusioni per la sua assenza nella legge di Stabilità 2016, rinvii e nuovi annunci, adesso arriva il confronto fra i sindacati e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Il tema è l’APE (Anticipo PEnsionisticio). Parteciperà al vertice anche Tommaso Nannicini, sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Secondo Poletti, fra le novità del governo Renzi sulle pensioni dovrebbe esserci un intervento strutturale per i prossimi tre anni, iniziando dalle classi di lavoratori che vanno dal 1951 al 1953.

L’incontro si terra martedì 24 maggio 2016.

pensioni ultime notizie Renzi

Pensioni ultime notizie (18 maggio 2016): dal governo Renzi una piccola riforma per i grandi problemi della legge Fornero

Le risorse disponibili per le nuove pensioni anticipate dovrebbero essere piuttosto limitate, visto che non dovranno gravare sui conti pubblici: ad avere la precedenza dovrebbero essere i lavoratori anziani rimasti disoccupati e chi percepirà pensioni più basse.

Partiamo dal fatto che le donne saranno poco interessate dalla piccola riforma pensioni del governo Renzi: se ne parlerà infatti solo per l’anno prossimo e nel 2017 solo le donne nate nel 1953 potrebbero usufruire dell’Ape, visto che quelle classe 1951-1952 saranno già uscite dal lavoro “normalmente”.

Pensioni ultime notizie (18 maggio 2016): la “generazione voucher” che vecchiaia avrà? L’allarme Inps

Flessibilità in uscita a parte, l’allarme sulle pensioni riguarda anche e soprattutto i giovani: ci troviamo di fronte a una “generazione voucher”, con l’esplosione dell’utilizzo dei buoni da parte delle aziende grazie alle norme contenute nel Jobs act. I voucher sono diventati insomma il nuovo precariato (per non dire caporalato), nascondendo spesso rapporti di lavoro continuativi. Secondo i dati Inps, 1.380.000 italiani hanno lavorato usufruendo dei voucher e 473.000 committenti hanno pagato usando questa possibilità.

Come faranno tutte queste persone ad avere pensioni decenti in vecchiaia, non riuscendo ad avere una continuità lavorativa (e quindi contributiva)? E anche chi riesce a lavorare in modo più “tradizionale” ha prospettive poco appetitose: le buste arancioni hanno svelato che i nostri quarantenni andranno mediamente in pensione verso i 70 anni, mentre i trentenni addirittura a 75 anni. Sempre se, a forza di pane e voucher, si riesca ad arrivarci.

 

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