Pensioni ultime notizie: zero novità in due anni di governo Renzi

PENSIONI ULTIME NOTIZIE (10 MARZO 2016) – Chi segue le nostre news sul governo Renzi e sull’Inps, sa bene che i due anni di governo dell’ex sindaco sono stati quantomeno deludenti sul fronte pensioni.

Le attese e le speranze dei lavoratori anziani e dei pensionati sono state puntualmente disattese, tanto che è difficile sintetizzare tutto nello spazio di un solo articolo. L’argomento principe delle ultime notizie sulle pensioni è stato comunque, senza ombra di dubbio, una possibile revisione della riforma Fornero.

L’esigenza di trovare soluzioni per mandare i lavoratori in pensione qualche anno prima (ormai, con alcune variazioni fra dipendenti pubblici, privati e autonomi, sono necessari circa 66-67 anni di età anagrafica per uomini e donne) nasce sia dall’obiettiva difficoltà di svolgere lavori usuranti fino a un’età così avanzata, sia dalla necessità di agevolare il ricambio generazionale (più tardi gli anziani lasciano il posto di lavoro, più tempo i giovani dovranno aspettare per poter fare la staffetta, come dimostra la disoccupazione giovanile fuori controllo ormai da tempo).

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Pensioni ultime notizie (10 marzo 2016): due anni di chiacchiere, due anni senza novità sostanziale dal governo Renzi

Le proposte su come fare sono state molteplici, dalla quota 100 di Cesare Damiano all’idea del prestito Inps. Qualcosa doveva succedere con la legge di Stabilità 2016, ci avevano assicurato che la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro ci sarebbe stata. Invece abbiamo assistito a sparuti e settoriali interventi, come l’ennesima salvaguardia per gli esodati (che a quanto pare non sarà l’ultima come avevano promesso…) o la proroga dell’opzione donna. La quadra non è stata trovata dal governo Renzi, probabilmente perché è impossibile individuare una soluzione sostenibile, con l’Ue alle calcagna che ha fra l’altro appena chiesto una nuova “correzione” di 3 miliardi, onde centrare gli obiettivi concordati sulla riduzione del debito pubblico.

In poche parole, l’Ue non vuole che l’Italia aumenti la spesa pubblica, di conseguenza non si può aumentare la spesa previdenziale (che è uno dei costi maggiori per lo Stato, insieme alla Sanità) e quindi una contro-riforma pensioni è praticamente impossibile, ogni operazione dovrebbe basarsi sulla dislocazione di risorse recuperate proprio all’interno del circolo economico Inps, cioè togliere da una parte e mettere dall’altra: sarebbe un ennesimo gioco delle tre carte.

Certo, si potrebbe fare qualcosa di serio tagliando ai privilegiati, a chi percepisce pensioni spropositate rispetto ai contributi versati, ai vitalizi dei politici, alle pensioni d’oro: ma questi, si sa, sono “diritti acquisiti”.

E l’intervento sulle pensioni sotto i mille euro? Renzi lo promise ad aprile 2014 mentre era a Torino. Doveva esserci nel 2015, non c’è stato e noi ce lo siamo legati al dito.

Una riforma pensioni fatta come si deve non conviene a livello elettorale: Renzi preferisce “regalini” da confezionare in fretta e riprendersi poi con gli interessi

E se proprio volete saperla la verità (almeno la nostra), ve la diciamo senza peli sulla lingua: le pensioni non sono mai state nell’agenda del governo Renzi perché un intervento serio, razionale, lungimirante sulla previdenza richiederebbe anni (se non decenni) per mostrare la propria efficacia. Da un punto di vista elettorale, insomma, sarebbe un dispendio di energie e di risorse economiche poco redditizio: molto meglio, nella logica di Matteo Renzi, fare “regalini” prima delle elezioni (roba che si possa fare in fretta come gli 80 euro in busta paga) e poi riprenderseli con calma dopo. Con le Europee 2014 ha funzionato: vedremo ora con le Amministrative 2016 e il referendum costituzionale.

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