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Pensioni ultime novità: gara contro il tempo, come presentare domanda Ape e precoci

PENSIONI ULTIME NOVITA’ (22 GIUGNO 2017) – APE E PRECOCI, SARA’ MARATONA BUROCRATICA

Riuscire a presentare la domanda per l’Ape sociale o per la quota 41 destinata ai lavoratori precoci? Sarà una Mission impossibile, una corsa sfrenata contro il tempo.

Le ultimissime news sulle pensioni ci spiegano che saranno tre i nodi fondamentali. Primo, il numero delle domande: sarà sicuramente più alto dei 60.000 posti a disposizione secondo il governo, visto che a pochi giorni dall’apertura delle danze le domande sono già oltre 11.000.

Secondo, attenzione ai requisiti: nel caso delle sette salvaguardie per gli esodati, una domanda di accesso su quattro è stata bocciata, quindi attenti anche alle virgole, non è che stiano morendo dalla voglia di concedervi queste pensioni anticipate.

Terzo, il tempo a disposizione è pochissimo: la domanda preliminare va presentata entro il 15 luglio 2017… e non finisce lì la storia.

La parola d’ordine quindi è informarsi, non perdersi mai nulla delle ultimissime novità sulle pensioni. E abituarsi all’idea di dover avere a che fare con un computer, visto che le domande saranno inviabili soltanto per via telematica, cioè online.

Sia per l’Ape sociale che per i precoci, la scadenza e le modalità sono le stesse. I requisiti vanno maturati non entro la data di scadenza per la presentazione della domanda, ma entro l’anno in corso.

Pensioni ultime novità, oggi 22 giugno 2017: Ape social e quota 41 per precoci, come presentare la domanda, i requisiti, le scadenze

Se i requisiti sono considerati idonei, al soggetto beneficiario viene comunicata la prima decorrenza utile: è prevista la retroattività dal 1° maggio. In caso di fondi insufficienti, come si teme, l’Ape viene teoricamente confermata, ma con decorrenza da stabilirsi a data futura.

Se i requisiti non sono considerati idonei, fine della storia: domanda rifiutata (ma prevediamo un mare di ricorsi).

Se non ce la fate entro il 15 luglio, avrete tempo fino al 30 novembre per una domanda di “controllo preventivo”: ma, anche in caso di accettazione, finirete in coda e sarete ammessi solo nel caso di risorse residue.

Oltre al requisito anagrafico (63 anni) bisognerà dimostrare di rientrare in una delle categorie dei beneficiari: disoccupati (senza sussidi di alcun tipo da almeno tre mesi), invalidi civili almeno al 74%, avere da almeno 6 mesi un familiare convivente con handicap grave da assistere (legge 104/1992), aver svolto lavori considerati usuranti. Queste condizioni devono essersi verificate prima del 15 luglio.

E, ovviamente, i contributi versati: è necessario aver raggiunto il minimo (quindi 30 o 36 anni) entro fine anno. Dopo aver ottenuto l’ok dell’Inps, ci sarà da presentare la domanda vera e propria.

Insomma, l’avete già capito: vi ritroverete in una giungla burocratica. Ma ci siamo abituati: quando si tratta di perequazioni, blocchi della rivalutazione o altri marchingegni, i soldi ce li prendono direttamente dalle pensioni, in automatico.

Quando sono i cittadini a dover ricevere quanto gli spetta di diritto a norma di legge, sta tutto sulle loro spalle e sulla loro iniziativa personale, nonché tenacia e capacità di reggere a degli stress che, per un over 63enne, non sono di certo salutari.

 

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