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Pensioni ultime novità quattordicesima: la verità che la propaganda di Renzi non dice

PENSIONI ULTIME NOVITA’ SULLA QUATTORDICESIMA (4 LUGLIO 2017) – RENZI SI VANTA, MA I FATTI SONO BEN DIVERSI

“3.500.000 pensionati hanno la quattordicesima, 350mila giovani usano 18app,35mila chiedono Ape, 350 parlano di coalizione #sinistra”.

Questo è l’ultimo tweet di Matteo Renzi, incentrato sul tema dei giovani e delle pensioni. L’ex Premier (o uno dei suoi cervelli nella comunicazione) spara una frase ad effetto che mescola alla rinfusa dei numeri, nel tentativo di dimostrare che i risultati raggiunti dal suo governo sono grandiosi in confronto ai pochi politicanti che perdono tempo a parlare di coalizioni.

Dietro i numeri, ci sono però i fatti.

Primo, Matteo Renzi parla della quattordicesima per le pensioni minime come se fosse una sua geniale invenzione.

In realtà la quattordicesima (che non valeva solo per le minime, ma per le pensioni fino a 1,5 volte il minimo Inps) è regolata dalla legge 127/2007, varata quindi durante il secondo governo Prodi (cioè proprio di un signore che parla di coalizioni con la sinistra…).

Pensioni ultime novità sulla quattordicesima (4 luglio 2017): piccolo fact checking sulla propaganda di Renzi

Secondo, il governo Renzi ha esteso la quattordicesima anche a chi percepisce da 1,5 a 2 volte il minimo Inps, incrementando dunque la platea di beneficiari.

Sull’aumento della quattordicesima ci sono però due punti non trascurabili da evidenziare.

Primo, si tratta di un vero e proprio obolo: in media parliamo di un aumento di meno di 21 euro al mese. 

Secondo, Confesercenti ha calcolato che questo extra sulle pensioni è in pratica già dimezzato: il 49% finirà per pagare conti e bollette arretrate. Perché che le tasse siano diminuite è un’altra bufala: certo, ci sono stati gli sgravi fiscali per gli imprenditori (quelli grandi), ma imposte e balzelli locali sono aumentati.

Vogliamo parlare dei 35.000 che chiedono Ape? In realtà saranno molti di più. I fondi stanziati, stima il governo, dovrebbero bastare per 60.000 posti (sia per Ape social che per quota 41 precoci). Ma le domande presentate fanno capire che questa soglia sarà certamente superata, considerando che la prima scadenza per la pre-selezione è fissata al 15 luglio e che sarà possibile inviare richieste anche in seguito.

Morale della favola: i fondi non bastano e per l’anticipo pensionistico bisogna mettersi in coda. Qualcuno potrebbe rimanere fuori semplicemente perché ha inviato la domanda il giorno dopo di un’altra persona con pari requisiti.

Sui giovani, stendiamo un velo pietoso: Renzi parla di app, i sindacati fanno sommessamente notare che, se non si fa qualcosa, le generazioni dei giovani di oggi saranno dei barboni da vecchi.

Vuoi per l’ingresso tardivo nel mondo del lavoro, vuoi per la discontinuità delle carriere dovuta al precariato cronico (peggiorato con l’esplosione dei voucher favorita proprio da Renzi e dal suo Jobs act, gli ultimi dati sulla disoccupazione in aumento spiegano che l’occupazione sale solo fra gli over 50 e per i lavori a tempo determinato…), senza una riforma pensioni che pensi a un nuovo metodo, diverso dall’attuale contributivo, per calcolare gli assegni Inps del futuro, i giovani tanto amati da Renzi probabilmente o non vedranno mai le loro pensioni o le vedranno molto tardi e molto magre.

Ah, già. Basta farsi un fondo integrativo presso una banca o una assicurazione, per garantirsi una vecchiaia serena. Le stesse che si occuperanno dell’Ape volontario, con il quale ci si indebita per 20 anni con le banche, in cambio di non più di 3 anni e 7 mesi di pseudo-pensione anticipata.

Vi basta così per smontare gli slogan di Renzi o dobbiamo andare avanti?

Ps. Andiamo avanti: c’è anche la questione del rimborso per la mancata rivalutazione: tramite decreto (“Bonus Poletti”) il governo Renzi ha evitato di applicare la sentenza della Corte Costituzionale, non rimborsano chi era stato defraudato dal blocco delle pensioni dovuto alla norma Fornero. Ma i ricorsi sono arrivati a decine di migliaia e a ottobre prossimo la  Consulta valuterà di nuovo la situazione. E una sentenza contro il Bonus Poletti potrebbe costare miliardi al governo.

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