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Pensioni ultime novità riforma: ecco perché votare No è l’unica salvezza

PENSIONI ULTIME NOVITA’ (15 SETTEMBRE 2016) – La riforma pensioni non c’è!

Questo si dovrebbe scrivere nelle news sulla previdenza: Giuliano Poletti ha recentemente ammesso le difficoltà del governo Renzi nell’affrontare i problemi legati ai lavoratori precoci (e quindi addio quota 41?), ma i pasticci sulle pensioni non finiscono qui.

Partiamo dalla presa di posizione del centro studi ImpresaLavoro e dalle parole del sul presidente, l’imprenditore Massimo Blasoni. I problemi del nostro sistema pensionistico partono da lontano, con un punto di cesura fondamentale, cioè quello della riforma Dini del 1995, uno spartiacque che ha diviso i destini dei pensionati italiani fra chi è capitato nel giro buono, quando ancora il calcolo retributivo era in vigore, è chi è capitato in quello cattivo, con l’inserimento del calcolo contributivo.

Chi figlio e chi figliastro, le disparità sulle pensioni sono vivissime ancora oggi e la riforma Fornero non ha fatto nulla per toccare quei “diritti acquisiti”, in particolare sulle famigerate pensioni d’oro, ma si è limitata a far versare lacrime e sangue a quei poveri lavoratori (spesso precoci) che si sono visti spostare la data dell’abbandono del lavoro di diversi anni.

Pensioni ultime novità riforma (15 settmbre 2016): la risibile reazione del governo Renzi alla drammatica situazione di occupazione, previdenza e demografia

Nonostante qualche politico insista nel dire che la nostra previdenza sia la più solida d’Europa, secondo altri punti di vista la nostra spesa previdenziale potrebbe essere non sostenibile sul medio-lungo termine, richiedendo un nuovo intervento simile a quello della riforma Dini: Blasoni ricorda che la spesa per le pensioni è imponente e pesantissima per i nostri conti pubblici, essendo stata pari nel 2015 a circa 260 miliardi, vale a dire il 31.5% della spesa pubblica complessiva.

Ci troviamo quindi in una situazione in cui i giovani non riescono a lavorare (e quando lavorano lo fanno a botte di voucher, nella più totale precarietà), gli over 60 non riescono ad andare in pensione (tanto è vero che il governo Renzi non ha trovato niente di meglio che inventarsi le pensioni anticipate finanziate con un prestito bancario ventennale…), la demografia segna i livelli di natalità più bassi dai tempi del dopoguerra (solo gli immigrati la tengono a galla), senza contare la sfilza di dati economici negativi degli ultimi giorni (le famiglie povere raddoppiate negli ultimi dieci anni, il Pil 2016 inferiore alle stime, il dilagare dei giovani scoraggiati che non lavorano e non studiano, eccetera).

Di fronte a questo scenario a dir poco preoccupante, che va valutato in modo complessivo (la situazione delle pensioni è strettamente legata a parametri come demografia, andamento dell’economia, disoccupazione, ecc), la risposta del governo Renzi qual è?

Pensioni ultime novità riforma (15 settembre 2016): nessuna svolta, nessun cambio di passo, Renzi continua con la logica dei bonus a caccia di voti per il referendum costituzionale

Bonus. Un po’ di bonus qui e un po’ di bonus là. Un aumento della quattordicesima, magari qualche bonus contributivo per i precoci, la possibilità di andare in pensione fino a tre anni di anticipo con l’Ape (ma accendendo un mutuo ventennale non proprio in tenera età).

Non c’è sul campo una riforma pensioni lungimirante, seria, strutturale: solo regalini per questa e quella fascia di italiani, nella speranza di raccattare voti per il referendum.

Anche per questo bisogna votare No. Basti guarda chi è dalla parte del Sì: il Fondo Monetario Internazionale, Confindustria, gli ambasciatori Usa, le agenzie di rating, tutte figure insomma che non hanno esattamente a cuore i comuni esseri mortali, ma fanno parte di quel sistema di poteri economici e finanziari che hanno aspirato la ricchezza di cui godeva la classe media prima della crisi.

L’andazzo sulle pensioni segue direttive ben chiare: devono arrivare sempre più tardi e sempre più magre, fino a giungere al punto in cui le pensioni saranno esclusivamente fondi di previdenza privati gestiti da banche e assicurazioni. Naturalmente per chi può permetterseli.

Il governo Renzi è dalla parte di questo sistema neoliberista: il primo passo per sperare in una riforma pensioni vantaggiosa per i cittadini, per questo, è votare No al referendum costituzionale.

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