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Pensioni ultime novità allarmanti: notizie da brivido dalla Ragioneria dello Stato

PENSIONI ULTIME NOVITÀ (9 AGOSTO 2017) – CAMPANELLO D’ALLARME SULLA SOSTENIBILITÀ

Dopo le news sull’intervento del presidente Inps Tito Boeri a riguardo delle prestazioni assistenziali per i pensionati all’estero, oggi novità preoccupanti dalla Ragioneria dello Stato sulle pensioni.

Gli interventi di legge, si legge in un recente rapporto,  “diretti non tanto a sopprimere esplicitamente gli adeguamenti automatici” sulle pensioni, fra cui gli scatti di età, “ma a limitarli, differirli o dilazionarli, determinerebbero comunque un sostanziale indebolimento della complessiva strumentazione del sistema pensionistico italiano”.

Inoltre “ritornare nella sfera della discrezionalità politica” comporterebbe un “peggioramento della valutazione del rischio paese”.

Pensioni ultime novità, 9 agosto 2017: assegni Inps sempre più tardi, la Ragioneria sconsiglia blocco aumento età pensionabile

I requisiti minimi “specie per i paesi con alto debito pubblico come l’Italia” devono aumentare in modo razionale.

Questo perché “costituisce la misura più efficace per sostenere il livello delle prestazioni”.

Nel rapporto si sottolinea l’esistenza di una clausola di salvaguardia per l’aumento dell’età pensionabile minima a 67 anni dal 2021.

Bloccare l’adeguamento automatico dell’età di uscita alla speranza di vita significherebbe un.”significativo peggioramento del rapporto fra spesa pensionistica e Pil” e “un abbattimento crescente nel tempo dei tassi di sostituzione”.

Andare in pensione prima, insomma, equivarrebbe ad avere pensioni più magre.

Stoppando l’età a 66 anni e 7 mesi (e a 67 dal 2021) si determinerebbe secondo la Ragioneria un “peggioramento anche dell’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche rispetto alla normativa vigente”.

La prospettiva tuttavia, senza una riforma pensioni che modifichi l’esiste te, è quella di andare in pensione a 68 anni dal 2031 e a 70 anni dal 2057.

Ultime notizie da brivido: chi lavora oggi ha una buona probabilità quindi di potersi godere ben pochi anni di trattamento pensionistico, a causa della famosa speranza di vita in aumento, almeno sulla carta.

Considerati i continui tagli alla Sanità pubblica, c’è da chiedersi se davvero vivremo tutti 100 anni, o se più semplicemente dovremo lavorare fin quasi alla tomba.

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