ragazza uccisa palermo foto cadavere

Ragazza minorenne uccisa a Palermo: pubblicata foto cadavere

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Ragazza minorenne uccisa a Palermo: pubblicata foto cadavere. Oltre alla pubblicazione dei dati sensibili di una minorenne vittima di un reato, oltre al solito necro-voyeurismo su Facebook, con intere foto-gallery della ragazza 17enne uccisa a Palermo pubblicate in ogni dove, oltre alle consuete strumentalizzazioni femministe e politiche che si ripetono per ogni omicidio femminile, stavolta c’è scappata pure la foto del cadavere.

Una foto nella quale possiamo vedere i Ris all’opera sul cadavere della ragazza, soltanto parzialmente coperto: spuntano una mano e una gamba di quel corpo rimasto senza vita, steso su una gradinata.

Il diritto alla privacy di un minore decade con la morte dello stesso? Questa è l’opinione di una giornalista professionista che ha replicato ad alcuni commenti sul suo quotidiano online, poi prontamente rimossi.

Ecco cosa ci dice il Garante della Privacy:

“l’Autorità ha precisato che le garanzie vigenti (cfr. art. 50 del Codice; art. 7 del codice di deontologia dei giornalisti – Allegato A.1. al Codice [doc. web n. 487496]; Carta di Treviso, Del. n. 49 del 26/10/2006, in G.U. 13 novembre 2006, n. 264 [doc. web n. 1357821]) operano certamente anche nei casi di morte dei minori, per suicidio o per azioni lesive compiute ai loro danni. Notizie relative a simili accadimenti possono essere quindi date evitando di indugiare su dettagli quali, ad esempio, quelli relativi alla sfera sessuale o alla salute e, comunque, astenendosi dal diffondere immagini e informazioni lesive della dignità (Nota 6 giugno 2007)”.

Per i non addetti ai lavori, il succo della Carta di Treviso è che l’informazione non deve pubblicare dati sensibili che permettano l’identificazione da parte di terzi del minore. Escluse circostanze particolari, nelle quali il riconoscimento può essere a vantaggio del minore (casi di rapimento, ad esempio).

Vorrei far notare, fra l’altro, che la sorella della ragazza uccisa è appena maggiorenne. Se fosse stata minorenne, allora la faccenda sarebbe stata ancora più grave da un punto di vista deontologico. Ma l’etica si misura con un mese in più o in meno d’età? Se la sorella, attualmente in ospedale, avesse avuto 17 anni e 11 mesi, avrebbe avuto più bisogno rispetto a ora di una privacy tutelata?

Qualcuno dirà che di fronte a una simile tragedia non si dovrebbe discutere di privacy ed etica giornalistica. Qualcuno addirittura dirà che l’informazione non va imbavagliata e che le notizie bisogna darle.

Ma non prendiamoci in giro. Non è questione di bizantinismi. Il fatto, puro e semplice, è che una vittima con nome e cognome, con foto (specialmente se è una bella ragazza), suscita maggiore pietà dei lettori e rende la notizia più interessante. Per questo l’informazione se ne è fregata di rispettare una diciassettenne uccisa a coltellate.

Non vogliamo quindi cavillare su questioni di giurisprudenza, sul fatto che le leggi siano state più o meno rispettate: la notizia poteva benissimo essere data senza nomi e cognomi e senza foto. Questo è un altro fatto puro e semplice. Sarebbe stato un gesto di rispetto nei confronti della vittima, della sua famiglia e in particolare della sorella, che è ancora una ragazzina. L’etica non è una questione di leggi da rispettare per evitare di subire sanzioni: si può essere nella piena legalità anche con comportamenti poco etici.

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