Rapporto ISTAT: Italia Paese di pensionati e diseguaglianze sociali [VIDEO]

Questa mattina alle 11 presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio il Presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, ha illustrato il “Rapporto annuale 2017 – La situazione del Paese“. (QUI in formato PDF) e il Bel Paese non se la passa per niente bene.

La comparazione con altri Paesi Europei e con le aree geografiche a maggior sviluppo:  nel 2016, il Pil italiano in volume è cresciuto dello +0,9 per cento, il valore più basso di tutti.

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Risale leggermente l’indicatore di grave deprivazione materiale, dopo essersi ridotto progressivamente fino a raggiungere un minimo nel 2015 (11,5 per cento), nel 2016 l’indicatore si è attestato all’11,9 per cento. Si confermano gli elevati valori di disagio economico tra i membri delle famiglie in cui la persona di riferimento è in cerca di occupazione (il 35,8 per cento è in grave deprivazione), in altra condizione non professionale (a esclusione dei ritirati dal lavoro) o con occupazione part time (rispettivamente 22,8 e 16,9 per cento). Nel 2015 è aumentata l’incidenza della povertà assoluta: la quota delle persone che vivono in famiglie che non sono in grado di acquistare il paniere di beni e servizi essenziali è salita dal 6,8 per cento del 2014 al 7,6 del 2015, per un numero di individui pari a 4,6 milioni, il più elevato dal 2005.

Per quanto riguarda il lavoro e occupazione, in Italia nel 2016 si contano circa 3 milioni 590 mila famiglie senza redditi da lavoro, ovvero dove non ci sono occupati o pensionati da lavoro che rappresenta il 13,9% del totale, con la percentuale più alta che si registra nel Mezzogiorno (22,2%). Nel 2008 queste famiglie erano 3 milioni 172 mila, il 13,2% del totale. Esiste ancora dualismo territoriale con evidenti differenze tra nord e sud non solo a livello di occupazione, ma anche di reddito, consumi e propensione al risparmio.

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L’istituto ha preso in esame la situazione professionale, la cittadinanza, il titolo di studio, il numero di membri della famiglia, associando quindi alla componente economica quella culturale e quella socio-demografica. Il risultato sono nove gruppi distinti in base al reddito equivalente medio: i giovani ‘blue collar’ e le famiglie degli operai in pensione con reddito medio; quindi, le famiglie a reddito basso con stranieri, quelle a reddito basso di soli italiani, le famiglie tradizionali della provincia e il gruppo formato da anziane sole e giovani disoccupati; infine, le famiglie benestanti di impiegati, le famiglie con ‘pensioni d’argento’ e infine la classe dirigente.

Albero di classificazione delle famiglie per gruppo sociale (valori in migliaia)

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Sette giovani under 35 su dieci vivono nelle famiglie d’origine, una situazione molto preoccupante questa dei giovani in Italia. Nel 2016 i 15-34enni che stanno a casa dei genitori sono precisamente il 68,1% dei coetanei, corrispondenti a 8,6 milioni di individui.

 

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