RATING DEBITO ITALIANO/ Moody’s prende tempo ma S&P no, è taglio.

RATING DEBITO ITALIANO – Erano giorni che era nell’aria, il taglio del rating del debito italiano era atteso per Venerdì scorso da parte di Moody’s che ha poi deciso di prendere tempo. Standard & Poor’s però ha deciso di battere Moody’s sul tempo (come ha fatto per il debito USA solo due mesi fa) e questa notte arriva a sorpresa il taglio del rating del debito italiano da A+ ad A.

CONSEGUENZE SULL’EUROZONA – Non ce ne sono state. Non catastrofiche, almeno. L’euro continua a scambiarsi con il dollaro a 1.36448, dopo aver sfiorato 1.35933 questa notte adesso torna a guadagnare quota. Questo potrebbe far capire quanto la situazione italiana influenzi la moneta unica: insomma, peggio di così non si poteva.

RISPOSTA PALAZZO CHIGI – Dal Governo arriva una risposta prevedibile, come fu prevedibile quella da parte dell’amministrazione Obama: taglio del debito non riflette la realtà.
La realtà però sembra essere chiara agli analisi e alla stessa ISTAT: crescita zero, i punti di PIL che potevamo prendere quest’anno li abbiamo presi nel primo semestre e nel secondo campiamo di rendita con crescita +0.00%. Aumento dell’IVA che si ripercuoterà inevitabilmente sui consumi degli italiani, con la benzina che già è salita e costa mediamente il 15% più che nel resto d’Europa.

LE MOTIVAZIONI DI S&P: Giudizio lapidario quello di S&P, che disegna un’Italia “a crescita nulla”, un “Governo fragile che non sarà in grado di fronteggiare i problemi che si faranno sempre più profondi”. Secondo gli esperti, ipotesi sollevata anche dal Sole 24 Ore, sulla scelta di S&P hanno influito le parole di Umberto Bossi. Il leader del carroccio è tornato a parlare di secessione in un momento in cui al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, coinvolto in un’inchiesta a base di scandali sessuali, prostituzione  e turbative d’asta serviva il massimo appoggio affinché il Governo potesse continuare a galleggiare. Le parole di Bossi hanno invece infuso negli osservatori la sensazione che la Lega sia pronta a staccare la spina, un’ipotesi che rimanderebbe di mesi una (ipotetica) soluzione adottata dal Governo Berlusconi nei confronti della crisi.

EMMA MARCEGAGLIA – BERLUSCONI SI DIMETTA. La presidente di Confindustria ha lasciato intendere chiaramente che desidera le dimissioni del Governo Berlusconi. “Non sta a noi dirlo quale tipo di governo deve andare a sostituire quello guidato ora da Berlusconi . C’è un Parlamento che deve decidere e un presidente della Repubblica”, ha detto Emma Marcegaglia, che ha aggiunto “«Il tempo è scaduto il paese ha bisogno di discontinuità e di una forte strategia per la crescita, altrimenti i problemi sono seri”.
La presidente degli industriali non si era mai esposta a questi livelli contro il Governo Berlusconi, richiamando anzi a più riprese le parti al dialogo e alla stabilità. Questa volta la Marcegaglia non dice esplicitamente “dimissioni” ma chiede uno scenario in cui Berlusconi non sia più a capo della coalizione di Governo.

BRUNETTA – MARCEGAGLIA? COLPA SUA! – La posizione della Marcegaglia non piace alla politica, la presidente di Confindustria ha parlato non solo del Governo Berlusconi ma di tutta la politica in generale lamentandone le inadempienze, le lungaggini, la scarsa risposta e l’inesistente percezione della realtà dell’Italia. Parole che non sono piaciute a Renato Brunetta, che si suppone sia il primo di una lunga lista di faccendieri del Cesare che partiranno all’attacco della Marcegaglia: “Alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che chiede continuamente nuovi interventi e nuove misure e riforme, si può rispondere, con tutto il rispetto, che la credibilità del paese viene minata, anche e forse soprattutto, da troppo frequenti segnali di nervosismo”.

RUTELLI – MARCEGAGLIA HA RAGIONE! – La posizione dell’opposizione in questo frangente volge ovviamente ad approvare le parole di Emma Marcegaglia. I surfisti dell’opposizione, che ben sanno cavalcare le onde mediatiche anti-governative ma che allo stato dei fatti non sanno offrire una valida alternativa per il Paese, corrono a osannare le parole della Marcegaglia. “Ha ragione” – chiosa Rutelli – “adesso la discontinuità va pretesa”, e prosegue: “discontinuità non significa certo nè mandare avanti un governo agonizzante come questo, nè elezioni anticipate. Ma un governo di larga convergenza che affronti l’emergenza economia in modo robusto, come ha fatto a suo tenpo la germania, evitando che si vada avanti con manovre tampone”.

Come andrà a finire lo sapremo solo nei prossimi giorni. Che tutto questo bailamme serva a svegliare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dallo stato catatonico che lo ha costretto a spettatore di un indegno teatrino protrattosi fin troppo a lungo?

Guido Dassori

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