reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza, le 7 obiezioni più comuni smontate con la logica: condividete!

Chi è contrario al reddito di cittadinanza di solito è qualcuno che non ne ha bisogno. E che non si rende conto del fatto che probabilmente, prima o poi, ne avrà bisogno.

Naturalmente non troverete nessuno o quasi disposto ad ammetterlo dicendo: “A me il reddito di cittadinanza non serve, quindi non voglio che lo abbiano gli altri”.

I veri motivi vanno sempre nascosti da ragionamenti pseudo-logici, sillogismi fumosi e sventolate questioni etiche.

Abbiamo pensato dunque di fare una piccola lista delle obiezioni al reddito di cittadinanza, smontandole con un accessorio ormai piuttosto fuori moda: la logica.

Partiamo dunque col nostro piccolo bestiario:

1) Il pragmatico: “Non ci sono i soldi per farlo”. Questa è la menzogna più facile da smontare. Basterebbe dire che le commissioni Bilancio di Camera e Senato hanno già approvato le coperture del ddl sul reddito di cittadinanza del M5S o che l’Istat ha stimato il suo costo intorno ai 14 miliardi all’anno.

Renzi ha lasciato un buco da 40 miliardi, sprecando soldi in misure (80 euro in busta paga, Jobs act, sgravi fiscali, ecc.) che non hanno portato risultati positivi nei consumi e nel lavoro (qui i dati del disastro sul precariato).

2) L’equo: “Non è giusto che io lavoro, mentre altri si godono il reddito di cittadinanza pagato con le mie tasse”.

C’è un equivoco di fondo: il reddito di cittadinanza non è una misura assistenziale, ma un diritto. Si riconosce al cittadino il diritto a disporre almeno del minimo necessario alla sopravvivenza, stimabile intorno ai 780 euro secondo il ddl M5S (che a sua volta si basa su parametri europei).

E’ semplicemente un servizio erogato dallo Stato e, come molti altri, non è necessario il versamento dei contributi per usufruirne.

Facciamo un esempio su un tema di grande attualità: se i genitori di un bambino  sono disoccupati e non pagano quindi le tasse, non per questo il loro figlio non riceve i vaccini obbligatori, pagati con i contributi di altri cittadini che lavorano.

La logica di chi non vuole il reddito di cittadinanza, perché si destinano risorse a persone che non pagano le tasse, toglierebbe i vaccini ai figli dei disoccupati, esponendoli al rischio di malattie mortali.

3) L’investitore: “C’è bisogno di lavoro, investiamo su quello invece di regalare soldi a chi non fa niente”.

Ottima trovata, azzerare la disoccupazione è davvero geniale. Appena si troverà un modo per farlo dall’oggi al domani, il reddito di cittadinanza diventerà inutile.

Peccato che così non è e che chi resta senza lavoro deve sopravvivere oggi, non può mica trattenere il fiato per qualche anno intanto che gli investimenti creano lavoro.

E’ giusto investire nella creazione di nuovi posti di lavoro, ma questo non risolve la necessità di dare un sostegno immediato a milioni di italiani che oggi sono senza una fonte di reddito.

4) Il sospettoso: “Bravi, diamo il reddito di cittadinanza, così poi lavorano tutti in nero per continuare a prenderlo”.

Questa, più che mancanza di logica, è proprio ignoranza. Chi lavora in nero è spesso costretto a farlo. Se non hai niente in tasca e ti propongono di andare a raccogliere pomodori in nero per 10 ore di fila, in cambio di 20 euro in nero, ci vai.

Se hai un reddito di cittadinanza, mostri il terzo dito a proposte del genere e usi il tuo tempo per cercare un lavoro veramente dignitoso.

Chi invece oggi lavora in nero anche senza averne la necessità, continuerà a farlo con o senza la presenza del reddito di cittadinanza. La differenza possono farla solo delle leggi sull’evasione che diano la certezza della pena.

Al posto del solito livellamento verso il basso, il reddito di cittadinanza produce un innalzamento verso l’alto.

5) Il tecnico: “Quello del M5S non è un vero reddito di cittadinanza, ecc ecc”. 

Questi che la buttano sulla lana caprina, un po’ per accusare i pentastellati di essere ignoranti, un po’ per vocazione democristiana, sono i più perniciosi.

Chiamatelo reddito minimo, universale, di base, di cittadinanza, pagnotta garantita, quello che importa è che anche in Italia venga riconosciuto il diritto alla sopravvivenza con un qualche strumento che sostenga chi è rimasto indietro.

6) L’esperto: “Ma quale reddito di cittadinanza, esistono già gli ammortizzatori per i disoccupati, i sussidi, la cassa integrazione, ecc”.

Ancora una volta non si capisce che il reddito di cittadinanza non è assistenzialismo, senza contare che tutte queste misure di Welfare lasciano scoperti una serie di categorie che non hanno alcun paracadute quando le cose vanno male: la miriade di giovani che lavorano a botte di voucher (che non dà diritto al sussidio di disoccupazione), i pensionati che non arrivano ai 780 euro al mese (col reddito di cittadinanza M5S le pensioni minime aumenterebbero a tale soglia), i lavoratori autonomi, eccetera.

7) Il Renzi: “Reddito di cittadinanza distrugge art. 1 Costituzione”.

A parte che fa ridere il fatto che l’ex Premier voglia dare lezioni di Costituzione, dopo aver sfornato una legge elettorale bocciata dalla Corte costituzionale e dopo aver fallito il tentativo di manomissione della Costituzione con la riforma rottamata da 20 milioni di italiani al referendum del 4 dicembre 2016…

A parte questo, se Renzi non si fosse fermato al primo articolo della Carta costituzionale, avrebbe scoperto che all’art. 36 si elencano alcune caratteristiche che il lavoro dovrebbe avere:

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Siamo purtroppo invece nell’era dei working poor, cioè di quelli che, pur lavorando, non hanno abbastanza reddito da vivere da soli. Categoria che Renzi ha contribuito a infoltire con l’esplosione dei voucher.

Il lavoro è un diritto-dovere: se la società non è in grado di produrre lavoro per tutti, è giusto che lo Stato assicuri a chi non lavora (non per sua volontà, ma per oggettiva impossibilità) quanto basta per una “esistenza libera e dignitosa”.

In caso contrario, chi è senza lavoro è costretto ad accettare qualsiasi condizione pur di tirare avanti, anche a lavorare in maniera non “proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro”.

Ps. il reddito di cittadinanza è un primo passo verso quell‘”universal basic income” che sarà la sola salvezza per le masse, quando la maggior parte degli esseri umani diventeranno inutili come forza lavoro.

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