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Referendum costituzionale, accozzaglia contro serial killer: come la comunicazione politica vi manipola

REFERENDUM COSTITUZIONALE: SI’ O NO? GUERRA FRA DUE UFFICI DI COMUNICAZIONE

Nella comunicazione politica vince chi riesce a manovrare l’attenzione del pubblico, puntando i riflettori su un argomento che gioca a nostro favore, oppure spostandoli da un tema scomodo.

Molti di voi sono manipolati dalla comunicazione politica. Vi vengono infilati dei pensieri in testa senza che voi ve ne accorgiate, tanto è vero che credete si tratti dei vostri pensieri. Ma così non è.

Prendiamo il caso dell’accozzaglia contro serial killer.

Riassunto per chi non ha seguito.

Matteo Renzi ha accusato il fronte del No di essere una “accozzaglia”. Motivo?

Primo: bisogna sempre etichettare gli avversari con parole sgradevoli, anche se non corrispondenti alla realtà (populisti, demagoghi, nazisti, estremisti, razzisti, eccetera).

Secondo: Renzi vuole farvi credere che siccome il No è sostenuto da persone con idee politiche molto diverse, in realtà loro non votano contro la riforma, sanno che è buona ma votano lo stesso No per far cadere Renzi e prendersi il potere. Ma quando saranno al potere, come potranno fare qualcosa di meglio di Renzi? Sapranno solo litigare, sono troppo diversi.

Basta ragionare logicamente per un momento per capire che questo è solo “story telling” e che, quando la scelta è ridotta a due sole possibilità, è chiaro che ci si ritrova a votare con persone con cui di solito si condivide ben poco. Nel 1985, ad esempio, i comunisti votarono insieme a quelli del MSI per il referendum sulla scala mobile.

Se la vostra casa sta andando a fuoco e il vicino di casa che vi è sempre stato antipatico vi passa il secchio pieno d’acqua, non penso che voi diciate: “No, grazie”.

Ieri Beppe Grillo è andato in diretta Facebook, accusando il fronte del Sì di essere “serial killer del futuro dei nostri figli”.

Quando Grillo dice qualcosa, non improvvisa. E’ tutto preparato a tavolino. Credete che parli senza immaginare prima quali siano le reazioni? Credete che non sappia che se fa un ragionamento di dieci minuti e, all’interno di questo, spara una frase choc, i media riporteranno solo la frase choc?

Se ha fatto questa uscita sui “serial killer” è per avere due reazioni precise.

Persone che lo attaccassero dicendo che il serial killer, casomai, è proprio lui che è stato condannato per omicidio colposo.

Persone che dicessero:”Ma come, vi offendete per ‘accozzaglia’ e poi a noi date dei serial killer?”.

Ecco, se su Twitter, su Facebook, su altri social o al bar con gli amici, avete fatto dei commenti del genere, non siete stati voi a pensarli: è stata un’agenzia di comunicazione a stimolarvi per farvi avere questo tipo di reazione.

Motivo? Probabilmente, come ha suggerito lo stesso Renzi durante il #matteorisponde (lanciandosi nelle alte sfere della metacomunicazione), il tentativo di abbassare il volume mediatico sul casino creato dalle firme false a Palermo.

Ma perché, starà pensando qualcuno di voi, mettersi a parlare di altro, invece di difendersi con motivi razionali sulle firme false? Perché così facendo il tema resterebbe quello che vuole l’altra agenzia di comunicazione. E avreste perso in partenza, perché la massa non capisce le spiegazioni razionali, percepisce solo le emozioni. Se fate più di due passaggi logici, la gente cambia canale: capisce solo rozze e immediate associazioni di idee.

Quando un avversario ti attacca su un tema, non devi difenderti su quel tema: devi spostare l’attenzione su un altro tema. Se ti giustifichi per ogni attacco, sei come un pugile che non tira mai pugni e cerca solo di parare quelli del rivale. E potete immaginare come vada a finire un match del genere.

 

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