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Renzi ammette la disfatta e sceglie il suicidio politico: ecco cosa succede ora

RENZI ” VERITA’ VERA, ABBIAMO PERSO”. E SCEGLIE L’ISOLAMENTO, SI VA VERSO LEGGE ELETTORALE PROPORZIONALE

Già al primo turno il fallimento epocale del Pd era piuttosto evidente. Ma quel lunedì i media preferirono concentrarsi sui risultati deludenti del M5S, tacendo sul disastro che incombeva su Matteo Renzi.

Passano due settimane e la strage si compie: il Centrodestra stravince in 16 capoluoghi su 25, il Centrosinistra ne prende 6 e viene messo alla porta in ben 12 in cui amministrava.

La reazione di Renzi è tipicamente alla Renzi: tweet, slide, cherry-picking sui dati, ottimismo. Ma poi arriva il momento di confrontarsi con i suoi e allora la verità viene fuori: “La verità vera è che abbiamo perso”.

“Nel capoluoghi il risultato è stato decisamente negativo – ammette il segretario Pd – , ma nei Comuni sopra i 15 mila abitanti il quadro è molto meno brutto. La verità vera è che abbiamo perso. Rosato lo ha detto subito e non sto qui a fare la parte di quello che se la tira: abbiamo perso Genova, l’Aquila. Ma trarne un giudizio nazionale è semplicistico. Abbiamo vinto in Veneto, in provincia di Napoli un po’ ovunque nonostante De Magistris, in Puglia a Taranto e a Lecce. In Emilia abbiamo perso 5 a 0, ma in Toscana abbiamo vinto 4 a 1. A Pistoia ha perso il candidato più orlandiano di tutti. E a Padova mica ho vinto io: le amministrative non le vinci e non le perdi. E’ complicato dare un giudizio uniforme. Da mesi abbiamo detto: attenzione, alle politiche la sfida vera sarà tra noi e Berlusconi. Ecco, si è visto che sarà proprio così”.

“Se il Pd ha perso, Pisapia è uscito a pezzi. Anzi, queste elezioni sono la dimostrazione – sottolinea Renzi – che Pisapia non esiste. A Genova abbiamo candidato quello che volevano loro, che voleva Mdp. E com’è andata? Però almeno così si fa un po’ di chiarezza su questa cosa. Perché se non si fa chiarezza, non si risolve il tema delle alleanze. Domattina (oggi, ndr.) lo dirò alla mia rassegna stampa: il centrosinistra da Pisapia a Calenda non ha proprio senso. E chi nel Pd come Orlando e Cuperlo chiede nuove primarie, è semplicemente ridicolo. Non gli è ancora bastato? Tutti mi davano per morto, poi alle primarie si è visto che proprio morto non sono, nonostante il ponte del 1° maggio e nonostante la vicenda Consip. Ogni volta che si sono fatte le primarie, e loro si sono presentati, hanno sempre perso. Non gli basta mai? È come se io volessi rifare il referendum perché mi è piaciuto schiantarmi…”.

Insomma, l’ex Premier non impara mai: il suo guaio è stato, continua a essere e sarà quello di essere divisivo. Di essere un capo che vuole fare le cose a modo suo e basta.

Ma un leader politico è altra cosa. Un leader politico non è qualcuno che impone le sue idee e che concede il pass d’ingresso solo ai fedelissimi. Un leader politico riesce a mettere insieme tanta gente, anche con idee diverse, motivandola verso un obiettivo comune.

Se Renzi sceglie davvero l’isolamento e il proporzionale, non metterà più piede a palazzo Chigi e probabilmente riconsegnerà l’Italia al Centrodestra. Potrebbe essere un suicidio politico.

A questo punto, sembra che in realtà Renzi non punti più a vincere, bensì a evitare di perdere: il Pd in solitaria e un voto col proporzionale significano andare verso il maxi-inciucio, una strategia per lasciare fuori il M5S, sperando che altri 5 anni di opposizione sgretolino il movimento antisistema di Grillo.

Per poi tornare al vecchio, caro, bipolarismo dell’alternanza.

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