Renzi

Renzi chi? Nel Pd iniziano a scansarsi prima che il Bomba esploda

DOPO LA BOTTA DELLE AMMINISTRATIVE PARTE LA DE-RENZIZZAZIONE DEL PD

Matteo Renzi sceglierà l’isolamento o sarà il Pd a isolare Renzi?

All’indomani del disastro dei ballottaggi, in molti nel Partito democratico hanno iniziato guardarsi intorno spaesati, a sentirsi improvvisamente un po’ meno rottamatori e ad avere più paura di finire rottamati. Il momento del”Renzi chi?” si avvicina inesorabile?

Fra chi fa metafore da campeggio e chi posta grafici alternativi a quelli del cherry-picking renziano (su Facebook l’ex Premier ha parlato di 67 a 59 per il Centrosinistra, come se 67 pistacchi pesassero più di 59 noci di cocco), i renziani per convenienza stanno già abbandonando la nave, mentre i renziani della prima ora si preparano alla battaglia finale.

L’obiettivo comune dei detrattori, con Orlando in testa, è quello di impedire a Renzi di essere il prossimo candidato a presidente del Consiglio per il Pd: cioè l’unica cosa che gli interessa.

L’ennesima resa dei conti è fissata in data 10 luglio. Soltanto allora scopriremo in quanti sono ancora con Renzi, almeno all’interno del partito, visto che in giro nel Paese sembrano essere rimasti in pochi.

Le vie a disposizione sono due. O la spunta Renzi e porta il Pd al voto da solo, con un sistema di voto proporzionale che va benissimo anche a Silvio Berlusconi (così il leader di Forza Italia può decidere dopo le elezioni se andare con Renzi o con Salvini, a seconda dei risultati del voto).

Oppure la spuntano Prodi, Veltroni, Cuperlo, Orlando, Franceschini (eccetera, eccetera…) e il Pd torna a fare il Pd, cioè raccoglie i cocci del Centrosinistra e propone, al voto col maggioritario, una coalizione in opposizione al M5S e al Centrodestra.

Ed è l’allontanamento della tenda di Prodi che fa più male, che fa mettere il muso anche a renziani doc del calibro di Delrio e Richetti.

Ma c’è chi resta fedele fino all’ultimo, come l’ineffabile Carbone (quello del “ciaone”) e come il sagace Orfini che profetizza, in caso di caduta di Renzi, non la venuta del marxismo, bensì quello della destra.

All’orizzonte, il probabile crollo elettorale del Pd in Sicilia a novembre, dove il M5S potrebbe conquistare la sua prima Regione.

Per il Bomba il tic tac è iniziato.

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