Renzi Mattarella

Renzi da Mattarella, governo finito? Scenari post referendum

L’attuale governo Renzi, di fatto, è già finito. Sia che al referendum di ottobre vinca il Sì, sia che vinca il No. Iniziamo facendo il punto della situazione, per poi spiegare perché siamo ormai giunti a un punto di svolta.

Matteo Renzi è fortemente indebolito, questo ormai è un dato conclamato. Lo hanno dimostrato le urne, con la disfatta delle Amministrative 2016, lo testimoniano le divisioni sempre più profonde all’interno del Pd, lo confermano i mal di pancia di Ncd, lo fanno sospettare certe curiose coincidenze (il caso del fratello Alessandro, esploso proprio dopo gli avvertimenti di Alfano sulla legge elettorale) e la visita di Renzi a Mattarella. Un incontro nel quale è ragionevole crede che non si sia parlato tanto del governo Renzi quanto del post-governo Renzi.

L’Italicum, così fortemente voluto da Renzi, inizia a non piacere più a nessuno e da più parti se ne invocano modifiche, da Ncd alla sinistra Dem, passando per Franceschini e seguaci.

Renzi Mattarella

I sondaggi sul referendum vedono il sorpasso del No e dalle parti della maggioranza le stanno pensando tutte per evitare la sconfitta totale, rimandando la data del referendum di ottobre alla prima domenica di novembre (in modo tale da avere più tempo per martellare con propaganda e promesse) oppure “spacchettando” il referendum confermativo in più domande relative a diverse parti delle modifiche costituzionali (riguardanti oltre quaranta articoli della Costituzione), nella speranza di ottenere almeno una “non vittoria”.

Sia come sia, il referendum costituzionale è inevitabile e, prima o poi, ci sarà la vittoria del Sì o del No.

Nel primo caso, Matteo Renzi – con ogni probabilità – anticiperà il congresso del Pd e troverà il modo per correre alle urne, sfruttando l’onda positiva della vittoria referendaria. Tirarla lunga fino al 2018 avrebbe come unico risultato quello di arrivare con i consensi di nuovo logorati al momento del voto.

Nel secondo caso, Renzi sarà costretto a dare le dimissioni… ma questo non significherà andare al voto. L’Italicum è valido solo per la Camera ed è strettamente legato alle riforme costituzionali: senza di queste, l’Italia si ritroverebbe nell’ingestibile situazione di avere due leggi elettorali differenti per Camera e Senato (dove vigerebbe il “Consultellum”, cioè il proporzionale puro venuto fuori dalla sentenza della Consulta sul Porcellum).

A questo punto Mattarella farebbe partire un governo di scopo, con l’intento di sanare la situazione della legge elettorale e poi procedere al voto (nel 2017 o inizio 2018). Ma il vero scopo di questo governo sarebbe quello di sfornare una legge elettorale anti-M5S, archiviando il secondo turno e ideando un sistema che impedisca a una sola forza politica di governare. Così facendo, M5S non avrebbe i numeri per prendere il Paese in mano, pur risultando come il partito più votato, per la sua indisposizione genetica alle alleanze.

In entrambi gli scenari, l’attuale governo Renzi è di fatto esaurito: se vincerà il Sì, Renzi tenterà l’arrembaggio andando al voto con l’Italicum nella speranza di diventare inamovibile per 5 anni in caso di vittoria. Se vincerà il No, i vecchi partiti faranno un blocco unico per fermare il pericolo pentastellato.

In poche parole: lasciate ogni speranza, voi che votate.

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