Matteo Renzi

Renzi? E’ in confusione totale: non aveva un piano B

MATTEO RENZI, IL VUOTO INTORNO DOPO IL PIANO FALLITO PER PRENDERSI L’ITALIA

Tutti renziani dopo le Europee 2014, tutti “renziscettici” (tranne qualche ultimo samurai) dopo le Amministrative 2017. Questa, in estrema sintesi, potrebbe essere la descrizione del percorso politico di Matteo Renzi.

Prima semidio da 40.8%, poi perdente seriale: la mezza sconfitta delle Regionali 2015, la batosta delle Amministrative 2016, la disfatta del 4 dicembre 2o16 al referendum costituzionale, l’Italicum smontato dalla Consulta, la scissione del partito e infine la Caporetto dei ballottaggi del 25 giugno scorso.

Certe cose non ti succedono per caso. Qualche sbaglietto c’è stato, evidentemente. E per Renzi, almeno nel breve periodo, sarà impossibile rimediare.

Il piano originale era molto semplice. Allargare il Pd agli elettori moderati di Centrodestra, cambiare la Costituzione e la legge elettorale in modo da accentrare tutto il potere nelle mani del Premier e pochi altri accoliti, vincere le elezioni al ballottaggio, diventare inamovibile da palazzo Chigi per 5 anni.

Renzi avrebbe persino potuto farcela, se non avesse sopravvalutato la sua pur considerevole capacità di raccontare storie. L’ex sindaco di Firenze si è illuso di poter fare favori agli amici che contano (banche, Confindustria, ecc) e nel contempo, grazie a una buona comunicazione, far credere agli italiani che era tutto per il loro bene.

Ma ha esagerato. Togliere l’articolo 18, istituire il precariato permanente e il licenziamento selvaggio col Jobs act, attaccare i magistrati, sfidare gli insegnanti con la “buona scuola”, non concedere il rimborso delle pensioni come stabilito dalla Consulta, prendere per decreto i risparmi dei clienti delle 4 banche popolari.

Eccetera, eccetera.

Renzi si è messo contro tutti, credendo di essere più forte di tutti.

Ma adesso che il suo piano A è fallito,  proprio per questo il rignanese non ha un piano B: era convinto che il suo fallimento fosse impossibile.

E ora si trova solo contro tutti, in particolar modo contro i veterani del Pd che all’improvviso vogliono il suo scalpo.

La confusione di Renzi si evidenzia nei suoi continui cambi di rotta: prima vuole il maggioritario, poi il modello tedesco, prima vuole l’alleanza con Berlusconi, poi apre a Pisapia per una coalizione di centrosinistra, ci ripensa immediatamente  dopo i ballottaggi.

Ostenta ancora sicurezza, ma è poco credibile: anche Letta, pochi giorni prima di “stare sereno”, aveva presentato un piano per i prossimi anni di governo, con piglio fermo e tenace.

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