Renzi medita vendetta: piano per punire i “traditori” e fregare M5S

Domanda: cosa farà Matteo Renzi dopo la “vittoria” alle Primarie Pd?

Conoscendo il personaggio, cattivo, arrogante e impulsivo per sua stessa ammissione in un’intervista, la risposta è facile: Renzi vuole cancellare la sconfitta al referendum costituzionale, tornare a palazzo Chigi e farla pagare a chi gli ha messo i bastoni fra le ruote.

Problemino: il suo Pd scassato dalla scissione è parecchio indebolito, così come lo è lo stesso Renzi, che canta vittoria ma è consapevole di aver perso oltre 600.000 voti, rispetto alle precedenti Primarie Pd.

Il tutto si gioca su due fronti: fare fuori Gentiloni in modo appropriato e scegliere bene la nuova legge elettorale.

I tempi tecnici per un voto anticipato al 2017 non ci sono più.

A fine maggio c’è il G7 a Taormina, a giugno ci sono le Amministrative, a luglio il G20 in Germania, ad agosto il Parlamento chiude, a settembre i parlamentari si beccano la sudata pensione.

Si arriva così a fine anno, periodo in cui non si è mai votato in Italia e con la legge di bilancio da sfornare entro dicembre.

Legge di bilancio che potrebbe essere la vera svolta: si preannuncia una mazzata micidiale, con tanto di aumento dell’Iva già ricalibrato e confermato in questi giorni nella manovrina da 3,4 miliardi, per sanare i buchi lasciati da tre anni di governo Renzi, fra 80 euro in busta paga, sgravi fiscali e previsioni sbagliate (una voragine di circa 40 miliardi).

Gentiloni potrebbe quindi prestarsi a prendersi le colpe di Renzi e a fare il lavoro sporco per aggiustare i conti, creare scontento fra gli italiani e poi farsi “serenizzare” dall’ex Premier, che fingendo di venire dalla Luna assicurerà di risolvere tutto lui.

Dopo la legge di bilancio, ogni momento sarà buono per andare al voto.

Per quanto riguarda la legge elettorale, dopo aver bluffato su Mattarellum e maggioritario, Renzi ha calato la maschera e ha fatto capire le sue vere intenzioni, svoltando verso il modello tedesco (misto proporzionale e maggioritario), senza coalizioni e con soglia di sbarramento al 5%.

Con regole del genere, Renzi ottiene tre obiettivi:

1) Lascia fuori dal Parlamento i piccoli partiti, in particolar modo punisce i “traditori”‘ (dal suo punto di vista) di Mdp, spazzandoli via insieme alle altre formazioni di sinistra, e assorbe gli alleati di Centro. Anche Fdi potrebbe faticare a farcela.

2) Fa un favore a Forza Italia che si tiene le mani libere per un accordo post-voto con il Pd. Silurare la sinistra e fare le Larghe intese con Berlusconi è il vero scopo di un Renzi che, per forza di cose, è stato costretto a rinunciare al sogno di comandare da solo dopo il ballottaggio.

3) Relega il M5S, riluttante alle alleanze post voto, all’opposizione, anche nel probabile caso in cui i pentastellati risultino come lista più votata.

La componente maggioritaria con collegi uninominali, infine, svantaggerebbe sempre i pentastellati, favorendo i vecchi partiti che potranno presentare i ras locali, rendendo in parte le Politiche simili alle Amministrative o alle Regionali, elezioni in cui M5S fatica a sfondare.

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