Renzi Gentiloni

Renzi non sarà mai il prossimo Premier: vi spieghiamo i perché

Matteo Renzi, dalle Europee 2014 in poi, ha sbagliato quasi tutto.

L’elenco è lungo e un po’ noioso. Dalla rimozione dell’articolo 18 al Jobs act, dalla riforma della scuola al mancato rimborso delle pensioni, dall’aumento del debito pubblico ai regalini elettorali per il referendum (che, evidentemente, hanno funzionato pochino).

Su una cosa però Renzi ha indovinato: nel descriversi, ospite di Minoli a La7, come un tipo “cattivo, arrogante e impulsivo”.

La cattiveria se è un peccato per i comuni mortali, è un pregio per gli uomini di potere. La cattiveria gli ha permesso si impadronirsi del Partito Democratico e poi di palazzo Chigi (“Enrico, stai sereno”).

L’impulsività e l’arroganza, invece, lo ha fregato. Perché dopo il totemico 40.8% delle Europee 2014, Renzi non ne ha più azzeccata una. Si è convinto di essere infallibile, di essere il prescelto, di poter fare tutto.

E così si è fatto parecchi nemici. Troppi. Nemici che alla prima occasione utile (il 4 dicembre 2016) lo hanno bastonato e spodestato.

Fatto il riassunto delle puntate precedenti, cosa possiamo aspettarci ora dall’ex sindaco di Firenze?

Semplice: seguirà la sua natura. Renzi vuole vendetta, vuol tornare presidente del Consiglio, è pronto a ogni cattiveria per riuscirci, ma anche stavolta sarà fregato dall’impulsività (provarci subito, invece di saltare un turno) e dall’arroganza.

Per Renzi, infatti, la scelta migliore sarebbe quella di prendersi un turno di riposo, di far logorare qualcun altro al governo, chiunque sia: Larghe intese, M5S, eccetera.

A quel punto, al termine della legislatura (che non è detto duri 5 anni) potrebbe riprovarci dicendo: “Avete visto, alla fine ero stato meglio io”, puntando sulla famigerata memoria corta del popolo.

Ma Renzi vuole tutto e subito. E andrà a sbattere la testa come con il referendum costituzionale, che lui era convinto di poter vincere (altrimenti non avrebbe scassato i conti del Pd per riuscirci).

Il problema è che il suo piano iniziale (cambiare la Costituzione, vincere con l’Italicum e formare un governo monocolore Pd, intoccabile per 5 anni) è fallito. E non ne ha un altro altrettanto buono.

Se si dovesse votare col proporzionale, le alternative più probabili sarebbero due: Larghe intese fra centrosinistra e centrodestra oppure governo M5S con appoggi esterni (Bersani? Salvini?).

Se si dovesse votare col maggioritario, ancora una volta l’esito sarebbe questo: o Larghe intese oppure (ma con meno possibilità) un esecutivo pentastellato).

Il Pd da solo non può governare. E se il Pd da solo non può governare, Renzi non sarà il prossimo Premier. Per il semplice fatto che Berlusconi, Bersani ed altre eventuali stampelle (non da escludere persino Salvini, in cambio della poltrona da ministro dell’Interno), non accetterebbero mai un presidente del Consiglio così arrogante e impulsivo, così divisivo.

Per una coalizione larga, un capo non va bene: ci vuole un personaggio moderato che non dispiaccia a nessuno. Magari un po’ grigio e un po’ noioso, ma che sia tale da non voler strafare e da non dimenticarsi che è lì solo grazie a un accordo molto esteso, che non non può comandare, ma solo amministrare.

Uno come Gentiloni (che piace molto a Berlusconi), ad esempio.

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