Renzi referendum costituzionale

Renzi resta fino al 2023: il piano per annullare la vittoria del No al referendum

Referendum  costituzionale: vincerà il sì o vincerà il no?

In entrambi i casi, per Matteo Renzi non finisce qui.

Con una vittoria del sì, l’ex sindaco non farebbe prigionieri. Partito, Parlamento e Paese sarebbero in mano sua.

Stravincerebbe alle Primarie Pd 2017, vincerebbe le Politiche 2018, con una versione riveduta e corretta dell’Italicum (ovviamente in chiave anti-M5S).

Ma se vincesse il No? Pensate che Matteo Renzi si limiterebbe a uscire di scena?

Manco per niente. La riforma costituzionale la vuole l’Ue, la vuole il Fmi, la vogliono le banche. La riforma s’ha da fare.

Come per Oxi e Brexit, si cercheranno stratagemmi per aggirare la volontà popolare.

Se vincesse il No, Renzi si dimetterebbe. Partirebbe un governo tecnico per concludere la legislatura.

Questo governo approverà un legge elettorale di tipo proporzionale, con la quale nel 2018 vinceranno tutti e nessuno.

Renzi nel frattempo vincerà comunque le Primarie Pd 2017, sia per mancanza di concorrenza, sia perché comunque titolare della percentuale di elettori del Sì (prevedibilmente, nel peggiore dei casi, almeno intorno al 35-40%).

E quando nel 2018 Mattarella dovrà dare l’incarico di formare il governo multicolore?

Ovviamente a colui a cui deve la poltrona di Presidente della Repubblica: Matteo Renzi.

A quel punto, si ricomincia! Altro arrembaggio alla Costituzione, stavolta cercando i numeri per votarla con i due terzi dei parlamentari a Camera e Senato, evitando quindi la seccatura del referendum confermativo.

Ricordiamoci che ora abbiamo la fortuna di fermare la riforma solo perché è saltato il Patto del Nazareno.

Altrimenti saremmo già fottuti.

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